Da una ricerca realizzata dal Cresme (dicembre 2011 ) per il Consiglio Nazionale degli Architetti, che ha coinvolto quattordici ordini provinciali e un campione di quasi 2mila professionisti, emerge drammaticamente che la crisi attuale è considerata come la peggiore mai vissuta.

Grave Crisi anche per gli ArchitettiIl reddito annuo medio (la cui buona concordanza con i dati della cassa di previdenza testimonia della bontà del campione di analisi) si è ridotto del 25% nel periodo tra il 2006 e il 2011.

Per tutti gli architetti delle quattordici provincie italiane nel 2010 l’attività costruttiva è crollata verticalmente, infatti la flessione del mercato della nuova edilizia va di pari passo con la crescita dell’invenduto.

Ma non solo. L'indagine ha evidenziato anche gli effetti più concreti e macroscopici che la crisi ha prodotto sull’attività dell’architetto. Effetti come la dilatazione dei tempi di pagamento, l’aumento delle insolvenze, l’aumento di una concorrenza senza qualità, oppure l’impatto avuto sulla posizione finanziaria, gravano inevitabilmente come impatto diretto della crisi.

"La solvibilità del mercato è un aspetto grave tanto quanto la crisi della domanda. Il problema non è solo perdere o non trovare il lavoro, ma anche che il lavoro possa non essere pagato".
Nel 2011, infatti. per il 27% degli architetti, il peso delle insolvenze ha superato il 20% del proprio volume di affari. Collateralmente crescono i tempi di pagamento da parte della clientela.

E per quanto riguarda la situazione finanziaria, è il 45% a dichiarare di avere debiti con banche, società finanziarie o fornitori, con una quota decisamente più elevata che si registra nelle provincie del Sud (51%).

Significativa è anche la crescita (più del 22% nel 2011) della percentuale di architetti che ha dichiarato di aver perso, in un anno, più di un quarto del proprio fatturato, con una conseguente riduzione del 25% del proprio reddito annuo. Perdite e riduzioni che sono da attribuire al crollo del mercato della nuova edilizia e dei lavori pubblici.
Ma la riduzione del fatturato impone ai professionisti di intervenire massicciamente sulle spese, anche se non rinunciano ad investire su se stessi, quindi sulla propria professionalità, quasi ci si preparasse al meglio ad affrontare un mercato sempre più nuovo e competitivo.

Nonostante questo quadro decisamente negativo, però, per il 70% degli intervistati ci sarà nei prossimi cinque anni una tenuta del mercato della riqualificazione, soprattutto di quella residenziale, che si contrapporrà  alla crisi inevitabile della nuova produzione.

Arch. Lorenzo Margiotta
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