In data 4.3.2016 e 2.5.2016 venivano emessi dal Comune, nei confronti di alcuni proprietari di immobili siti in Monte Sant’Angelo (FG), distinti rapporti di servizio di contestazione di abusi (apposizione di infissi esterni in materiali e modalità di posa non compatibili con i regolamenti vigenti e apposizione di zoccolatura in pietra di Apricena), anche se non soggetti a permesso di costruire.

I diretti interessati impugnavano con ricorso al TAR Puglia i ricevuti provvedimenti comunali perché ritenevano di aver effettuato opere di manutenzione ordinaria non sottoposti a vincoli (tipo: Regolamento Centro Storico – Buffer Zone – Zona Ambientale) ed anche perché reputavano fattibile la sostituzione degli infissi originali con altri materiali non impattanti (perché trattantesi di soluzioni tecnologicamente avanzate), nella fattispecie il PVC (materiale all’epoca non esistente e riproducente in tutto i caratteri del legno), e l’esecuzione della zoccolatura in pietra di Apricena non rientrante in alcun divieto di regolamento comunale.
Inoltre i ricorrenti lamentavano che in altri edifici sarebbe stato utilizzato il PVC simil legno dallo stesso Comune di Monte Sant’Angelo (es.: complesso monumentale dell’ex Convento delle Clarisse).

Ciò premesso , il Collegio TAR Puglia (BA) ha ritenuto invece, con sentenza 27 febbraio 2017, n.192, che il ricorso presentato sia da respingere in quanto infondato.

In primo luogo, è stato rilevato che l’attività edilizia libera non esclude affatto, diversamente da quanto sostenuto da parte ricorrente, l’applicazione dei regolamenti locali introdotti dalla Amministrazione comunale al fine di tutelare una zona dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Peraltro, i provvedimenti impugnati costituiscono corretta applicazione di regolamentazione comunale che vieta espressamente porte in PVC, mentre la norma che riguarda l’ammissibilità di soluzioni tecnologicamente avanzate (invocata da parte ricorrente) riguarda esclusivamente i serramenti interni.
In ogni caso anche articoli delle NTA del PRG del 1986 prevedono espressamente il divieto di usare per ringhiere e infissi esterni alluminio anodizzato o materiali assimilabili, imponendo per gli infissi esterni l’uso esclusivo del legno.

Parimenti, per quanto concerne l’uso della pietra di Apricena, il Collegio ha rilevato che in generale le NTA del PRG-1986 fa divieto “… di usare marmi, ceramiche e rivestimenti in gres e in cotto e simili per qualsiasi opera di rifinitura esterna”.

Conseguentemente, deve ritenersi non consentito l’utilizzo della pietra di Apricena, in quanto costituente rivestimento esterno espressamente vietato anche dal regolamento del 2013 che prevede “Per gli interventi di sostituzione di elementi lapidei, fino all’eventuale riattivazione di cave autorizzate per l’estrazione della “pietra di Monte”, si dovrà fare uso del calcare greco, o in alternativa della pietra di Lecce o la pietra di Carovigno”.

Da ultimo è stato richiamato il principio di diritto (di cui a Consiglio di Stato, Sez. IV, 14/06/2005, n. 3124) in forza del quale “Non si può lamentare alcuna significativa disparità di trattamento, invocando analoghi provvedimenti concessori rilasciati dallo stesso comune ad altri soggetti asseritamente versanti in situazioni analoghe a quelle del ricorrente, non essendo consentito invocare a proprio vantaggio illegittimi comportamenti eventualmente adottati dalla p.a. in favore di terzi”.

Semmai l’Amministrazione resistente dovrà provvedere in futuro alla repressione di interventi analoghi a quelli oggetto di legittima contestazione nei confronti degli odierni ricorrenti.

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