Le calamità naturali che hanno colpito recentemente l’intero territorio nazionale, hanno riportato prepotentemente alla ribalta il mai risolto problema legato alla fragilità del suolo ed alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio ed ambientale.

Gli Architetti e la Protezione CivileI terremoti, le sempre più frequenti esondazioni dei fiumi, le continue frane che interessano buona parte del territorio nazionale, gli incendi boschivi, non possono più essere considerati eventi occasionali ed eccezionali ma ormai purtroppo una temuta “normalità”, una costante che preoccupa se si considera che nel campo della prevenzione quasi nulla è stato fatto e quasi nulla si continua a fare.

A questa normalità si contrappone una linea di condotta “straordinaria” legata alla risoluzione immediata dell’emergenza con la conseguenza che le sempre più scarse risorse economiche disponibili per la prevenzione sono dirottate di volta in volta per tamponare i disastri e riparare i danni.

Ma tale straordinarietà deve necessariamente superare i confini dell’emergenza per approdare ad un’ordinaria e costante azione di tutela e conservazione del territorio che può attuarsi solo attraverso il progettare una nuova politica per la rigenerazione delle nostre città e del territorio come antitesi all’emergenza stessa.

Agli eventi calamitosi naturali si aggiungono le innegabili responsabilità dell’uomo: una poco attenta e mirata pianificazione territoriale; una disordinata crescita edilizia dovuta molto spesso alla mancanza o alla inadeguatezza di strumenti urbanistici attuativi comunali; il progressivo depauperamento delle superfici coltivate dovuto all’abbandono delle campagne ed agli incendi boschivi causati nella quasi totalità da atti dolosi; il restringimento, la modifica dei tracciati degli alvei e la cementificazione degli argini dei fiumi; una radicata ed inarrestabile “cultura dell’abusivismo” aggravato da fenomeni di speculazione edilizia ed incoraggiato da deleteri annunci di nuove sanatorie edilizie, sono tutte operazioni di alterazione e modifica irreversibile del paesaggio imputabili all’azione umana, sono gli effetti di un’antropizzazione selvaggia e non controllata.

Ed allora spetta all’uomo correre immediatamente ai ripari. È compito di tutti, dal semplice cittadino alle più alte cariche istituzionali, dare inizio ad un coscienzioso e paziente lavoro che non può che partire dal ridisegnare una società nuova e dall’imporre una nuova politica di educazione ambientale, ponendosi un obiettivo fondamentale ed imprescindibile: la prevenzione.

Prevenzione e conservazione devono e possono attuarsi solo attraverso una seria programmazione pluriennale e la volontà politica di destinare le risorse economiche necessarie per la messa in sicurezza del territorio.

È pertanto indispensabile che tutte le figure professionali e della società civile, che in qualche modo sono legate alla pianificazione, alla tutela ed alla salvaguardia del territorio e del costruito, facciano fronte comune ed operino in sinergia ed ognuno per le proprie specifiche competenze senza arbitrarie invasioni di campo rendendosi disponibili al confronto interdisciplinare e al dialogo con le amministrazioni direttamente coinvolte e con le forze politiche.

E' demandato ad architetti e paesaggisti il compito di provvedere alla pianificazione urbanistica e territoriale sia a piccola che a vasta scala attraverso la redazione di piani compatibili con il contesto ambientale, paesaggistico e geologico dei siti; agli ingegneri la ricerca, la programmazione ed l’attuazione di strategiesempre più efficaci, legate alla mitigazione del rischio sismico; ai geologi, che hanno il più fondamentale dei ruoli: quello di individuare le parti di territorio maggiormente vulnerabili dal punto di vista idrogeologico e sismico dando impulso ed implementando un importante strumento scientifico ed operativo quale è la microzonazione sismica a scala comunale, fornendo indicazioni e dati che devono poi indirizzare le scelte di
pianificazione urbanistica; agli agronomi che devono essere coinvolti nelle scelte pianificatorie del territorio e far parte a pieno titolo delle commissioni urbanistiche; ai dirigenti e ai tecnici degli uffici pubblici preposti alla tutela, alla salvaguardia e soprattutto al controllo del territorio; alle associazioni ambientaliste che devono continuare sempre con maggiore forza nella loro opera di denuncia e di sensibilizzazione costante dell’opinione pubblica nei confronti dei temi della tutela del territorio; agli amministratori locali che devono immediatamente porre in essere tutto quanto necessario per un capillare controllo del territorio e per la gestione dell’emergenza, istituendo ed attuando i piani di protezione civile comunali; alle forze politiche che devono recepire le richieste che pervengono dalle professioni e dalla società civile in generale e trasformarle in atti legislativi di interesse collettivo con specifico riferimento alla gestione dei rischi.

A tale scopo martedì 6 dicembre 2011, presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Palermo, si svolgerà il convegno "gli architetti e la protezione civile".
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