L'altro giorno, maneggiando tra ciarpame e cianfrusaglie di un piccolo rigattiere, ho scovato un piccolissimo tesoro: un piattino Richard-Ginori, sicuramente un design di Gio Ponti. E' un piattino con sciatore, datato 1937, alto 3 cm con diametro di soli 12 centimetri (marcato e numerato sul verso).

E' stata una piacevolissima sorpresa che mi ha fatto ripensare alla grande mostra dello scorso anno al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma: "Il fascino della ceramica".

Era una retrospettiva (oltre cento opere tra disegni e ceramiche) sulla giovinezza di Gio Ponti (Milano, 1891-1979): una produzione, segnata da un elevato pregio artistico, quando il giovane architetto, agli inizi della sua carriera negli anni Venti - tra 1923 il 1930 - assunse la direzione artistica della storica Manifattura di Ceramica Richard Ginori.

Ho sempre pensato che la produzione ceramica sia sempre stata erroneamente etichettata come una generica "arte minore".
E proprio il rapporto dell'architetto Gio Ponti con la manifattura Richard-Ginori dimostra i vari luoghi comuni sulle priorità nella formazione di un architetto, secondo le quali l’architettura si configurerebbe come arte maggiore e il design come arte minore.

In quegli anni Ponti era vicino a temi classici e quindi anche al movimento "Novecento", che si contrapponeva al razionalismo del famoso "Gruppo 7" che favorì l'innovazione architettonica italiana.

Ma "Gio" richiamava i temi classici con un sapiente dialogo con tra antico e moderno, sfociando in un sofisticato gusto rivolto ad una borghesia intellettuale e moderna.
Era una classicità semplice e lineare che si confrontava con una estrema sintesi purista, molto simile a ciò che (tra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30) già veniva espresso dagli anti-classicisti nelle nuove forme che il razionalismo si accingeva a produrre.

E in effetti tutta la produzione pontiana in Richard Ginori, è sospesa tra classicismo e modernismo, e trovo oggi, in questo rinato apprezzamento a un grande maestro che è stato in Italia l'architetto-artista Gio Ponti, come un passaggio al gusto del moderno, ma attraverso una lenta evoluzione dell'elemento classico ed elegante.

Il suo segno grafico, pulito, pienamente déco, firmò il germoglio del design contemporaneo.
Si dice che Gio Ponti si definisse a volte un architetto e un pittore fallito, ma grande era già l'apprezzamento di Carlo Carrà, che nel 1923 scrisse di lui: "profondamente sincero nelle sue ricerche stilistiche e, quello che più conta, riccamente dotato di qualità inventive".

Arch. Lorenzo Margiotta

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