Negli spazi della Galleria Russo di Roma, è stata inaugurata, venerdì scorso, la mostra "Gerardo Dottori. Brani di Futurismo del Maestro dell’Aeropittura", a cura di Massimo Duranti,
con più di 80 opere eseguite dal maestro futurista in un arco temporale che va dalla fine dell’800 al 1976 e che contempla opere figurative del periodo pre-futurista, parolibere, dipinti e idromatite della stagione futurista, dipinti, disegni (bozzetti di opere storiche) della stagione aeropittorica, "brani" di arte sacra futurista, rappresentazioni del "Nuovo paesaggio moderno" fino alle ultime illustrazioni.

Ricchissima, quindi, la sezione dedicata all’Aeropittura a partire dai volti inscritti nel paesaggio umbro, in scenari immaginifici come nelle due aeropitture del 1927 e 1932 Esplosione dell’isola (con relativo bozzetto a idromatita) e Aeropaesaggio, quest’ultimo originalissimo perché ci restituisce una visione dall’alto che smaterializza e sintetizza ogni cosa rendendoci una visione spiritualizzata.

Volto del Cristo, 1931

Di particolare interesse la sezione dedicata all’Arte sacra futurista, della quale Dottori fu maestro, con una precoce Madonna col Bambino in cui già dal 1924 inseriva i personaggi nello scenario aeropittorico, e con la monumentale Madonna col Bambino del 1925, eccellente trasfigurazione e compenetrazione immagine-paesaggio.

E, ancora, il bellissimo bozzetto del capolavoro dottoriano del sacro futurista della Crocifissione oggi in Vaticano e nel Museo Dottori: in due versioni quasi identiche, opera portata ad esempio da Marinetti nel manifesto dell’Arte sacra futurista del 1931 che sottolinea: "La Crocifissione è caratterizzata dall’affascinante fluidità dei corpi delle donne piangenti ai piedi della croce. Queste sembrano i dolorosi prolungamenti del corpo stesso di cristo tutti imbevuti da una luce extra terrestre che costituisce il personaggio dominante del quadro".

Sintetica, ma efficace la sezione del "Nuovo paesaggio moderno" che contraddistingue, dopo il 1944, data della conclusione storica del Futurismo con la morte di Marinetti, lo stemperamento degli eccessi aeropittorici distendendosi la pittura in visioni puramente liriche del paesaggio sempre più idealizzato, ma a volte reale, come nell’inedito Porto Venere del 1958. E infine l’Astrazione del 1976 dove l’artista vaga confusamente nella memoria dei dinamismi della natura.

Fonte: Arte.it

Aeropaesaggio, 1932
Esplosione dell'isola, 1939
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