La recentissima circolare del Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR prot. 7201/15), inviata ai direttori degli uffici scolastici regionali, ai dirigenti degli ambiti territoriali e degli istituti scolastici, e con la quale si evidenziava la possibilità per i neo diplomati (es. periti, geometri, interpreti) di non poter più accedere agli albi professionali se privi di una laurea almeno triennale, ha
suscitato molta confusione e inevitabile apprensione.

Il nuovo titolo di istruzione tecnica nell’ambito dell’applicazione della riforma scolastica firmata dall’ex ministro Mariastella Gelmini fa accedere alla professione?
Le competenze minime per accedere alla libera professione di geometra hanno bisogno almeno di una laurea triennale?
Immediate sono state le repliche e le interpretazioni degli interessati.

Per il presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri, Maurizio Savoncelli, è d'obbligo confermare la piena vigenza delle disposizioni normative che disciplinano gli attuali percorsi di accesso all’esame di abilitazione, quale titolo valido per accedere alla libera professione intellettuale.

E al fine di confermare la corretta interpretazione, il Consiglio Nazionale dei Geometri ha emesso una circolare per documentare la sua posizione.

Savoncelli, pur riconoscendo che l’evoluzione della professione di Geometra andrà verso l’integrazione del diploma di istruzione tecnica secondaria con un percorso universitario triennale, precisa che “oggi le norme dicono una cosa diversa”, facendo riferimento in particolare alla legge n. 75/1985 e al decreto del Presidente della Repubblica n. 328/2001.

Per il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, Giampiero Giovannetti, invece: "Il punto da cui partire - è naturalmente la riforma degli istituti tecnici (dpr 88/2010)"
Va ricordato che tale dpr, nel riordinare questo tipo di formazione, ridefinendone settori e aree, l'ha resa insufficiente a garantire una preparazione specifica per esercitare una professione intellettuale.
"Le ragioni sono semplici - dice Giovannetti - e vanno ricercate nei passaggi della stessa riforma e nell'indispensabile riferimento all'Europa. Innanzitutto il dpr ha modificato la stessa denominazione del titolo di studio, d'ora in poi genericamente definito 'diploma di istruzione tecnica', facendogli perdere quella connotazione caratterizzante che fino ad ora ha consentito di individuarne con chiarezza la specifica professione di accesso".

Per Giovannetti quindi "il provvedimento contiene un passaggio fondamentale, forse sottovalutato, che di fatto cancella il logico collegamento tra il titolo e l'accesso alla professione."
Sarà, quindi, il Ministero a chiarire ufficialmente la vera interpretazione da dare a queste novità.

Alessandra Agrimoni.

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