Le straordinarie visioni e prefigurazioni della città futura disegnata da Antonio Sant’Elia hanno anticipato forme che solo l’avvento del XXI secolo ha visto realizzate.

In occasione del centenario della morte di Antonio Sant’Elia (1888-1916), una mostra promossa dalle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano e di Como, dal Comune di Como e dalla Triennale di Milano, celebra l’autore del Manifesto dell’Architettura Futurista.

Edificio industriale con torre angolare (1913)

Da Renzo Piano alle modellazioni di MVRDV, di Steven Holl, di Vincent Callebaut, di MAD o del recentissimo Google North Bayshore di BIG, Sant’Elia si conferma, a un secolo dalla sua tragica morte durante la Grande Guerra a soli 28 anni, come fonte inesauribile di ispirazione.

La mostra in Triennale si rivolge ad un pubblico più vasto rispetto a quello specialistico degli architetti e ha lo scopo di far conoscere l’opera dell’autore del Manifesto dell’architettura futurista pubblicato nel 1914.

Per la prima volta a Milano, sarà esposto un considerevole corpus di disegni originali, provenienti dalla Pinacoteca di Como e da collezionisti privati, relativi alla Città Nuova, progetto di una grande città del futuro, al quale il giovane Sant’Elia iniziò a lavorare già dall’aprile 1914. Si tratta di un nucleo di opere inizialmente pensato per la mostra del gruppo Nuove Tendenze che venne allestita nelle sale della Famiglia Artistica Milanese in via Agnello a Milano.

Poco per volta, ispirandosi anche ai più avanzati artisti dell’Art Nouveau, ma senza mai perdere il contatto con la realtà coeva, Antonio Sant’Elia articola sulla carta un puzzle di moduli urbani, in cui le connessioni – i ponti, i passaggi coperti, passerelle – hanno lo stesso rilievo di case, piazze e stazioni.

La Città Nuova, ribattezzata in seguito Città Futurista, è interamente innervata da fili frementi che conducono veicoli su rotaie, sospingono i montacarichi e i tapis roulants, accendono lampade e scritte pubblicitarie: una metropoli che vive elettricamente, un enorme alveare dove il movimento della massa abitativa è costante.

La mostra di Triennale ha inoltre un prologo nella mostra allestita a Como presso la Pinacoteca Civica dal titolo Antonio Sant’Elia. All’origine del progetto (25 novembre 2016 – 26 febbraio 2017).
Si tratta a tutti gli effetti di una sezione zero che introduce alla ricerca di Sant’Elia raccogliendo una selezione di disegni realizzati nel 1913 che documentano come l’architetto abbia programmaticamente individuato gli elementi architettonici semplici che avrebbero contribuito alla definizione di soluzioni espressive complesse.

La successione dei disegni consente inoltre di comprendere come gli elementi primari si compongano a definire strutture architettoniche – e quindi edifici – di varia complessità che rappresentano forme architettoniche pure all’origine del progetto della sua Città nuova. Per illustrare plasticamente questo lavoro, i disegni sono accompagnati da modelli tridimensionali, eseguiti per l’occasione e che hanno fornito occasione per indagare e esplicitare visivamente tale ricerca.

La mostra alla Triennale e la mostra di Como si inseriscono in un più generale e articolato programma di celebrazioni che avrà altri momenti significativi nel Convegno internazionale dal titolo Antonio Sant’Elia e l’architettura del suo tempo promosso dall’Università e dall’Ordine degli Architetti di Firenze che si terrà nel capoluogo toscano il 2 e 3 dicembre 2016, e nella mostra presso l’Ordine degli Architetti di Como. Quest’ultima promuove una rilettura del progetto del Monumento ai Caduti di Como, attraverso cortometraggi e brevi saggi.
L’iniziativa intende indagare le vicende che hanno portato alla costruzione del Monumento, a partire da uno specifico disegno di Sant’Elia, passando per i primi studi di Prampolini per giungere al progetto di Attilio e Giuseppe Terragni, raccontando questo originale episodio architettonico ed artistico, che ha saputo unire la corrente del futurismo a quella del razionalismo attraverso un’icona che caratterizza ancora oggi la fisionomia del panorama comasco.

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