Il mercato della produzione di energia elettrica mediante fonti rinnovabili ha suscitato l’attenzione degli operatori in relazione agli adempimenti di carattere fiscale riguardanti lo svolgimento di questa particolare attività.


Particolare attenzione è dedicata alla questione della qualificazione mobiliare o immobiliare degli impianti fotovoltaici e alle conseguenze che ne derivano in materia catastale e tributaria.

Per questi motivi l'Agenzia delle Entrate ha inviato la Circolare N.36/E, a chiarimento e ulteriore risposta dei numerosi dubbi interpretativi.

Profili catastali

In linea generale, ai fini dell’obbligo di accatastamento e della determinazione della rendita catastale di un impianto fotovoltaico, non è fondamentale esclusivamente la facile amovibilità delle sue varie componenti impiantistiche, quanto, piuttosto, il rapporto di tali componenti con la capacità ordinaria dell’unità immobiliare a cui appartengono di produrre un reddito temporalmente rilevante.

Anche una sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 20 maggio 2008, aveva stabilito che "...tutte quelle componenti che contribuiscono in via ordinaria ad assicurare, ad una unità immobiliare, una specifica autonomia funzionale e reddituale stabile nel tempo, sono da considerare elementi idonei a descrivere l'unità stessa ed influenti rispetto alla quantificazione della relativa rendita catastale.”

Quindi, coerentemente con quanto precisato nella risoluzione n. 3/T del 6 novembre 2008, si ribadisce che gli immobili ospitanti le centrali elettriche a pannelli fotovoltaici devono essere accertati nella categoria "D/1 - opifici" e che nella determinazione della relativa rendita catastale devono essere inclusi i pannelli fotovoltaici, in quanto ne determinano il carattere sostanziale di centrale elettrica e, quindi, di "opificio".
L'Agenzia ha chiarito anche che, qualora tali immobili abbiano i requisiti di ruralità, agli stessi compete l’assegnazione della categoria D/10 "fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole".

La Circolare evidenzia anche che "non hanno autonoma rilevanza catastale, e costituiscono semplici pertinenze delle unità immobiliari, le porzioni di immobili ospitanti gli impianti di produzione di energia di modesta entità, in termini dimensionali e di potenza, come, ad esempio, quelli destinati prevalentemente ai consumi domestici."

Profili fiscali

Atteso che la definizione di bene mobile o immobile non si presta ad una interpretazione univoca ai fini fiscali, gli impianti fotovoltaici si considerano beni immobili quando vanno dichiarati in catasto indipendentemente dalla categoria attribuita alle unità immobiliari di cui fanno parte.

In particolare, dette installazioni sono da considerarsi immobili quando:
a) costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica autonomamente censibile nella categoria D/1 oppure D/10;
b) risultano posizionate sulle pareti o su un tetto, oppure realizzate su aree di pertinenza comuni o esclusive di un fabbricato, e per esse sussiste l’obbligo della menzione nella dichiarazione in catasto, al termine della loro installazione.

Viene comunque ricordato che sussiste l’obbligo della dichiarazione di variazione catastale quando l’impianto fotovoltaico integrato a un immobile ne incrementa il valore capitale (o la redditività ordinaria) di una percentuale pari al 15 % o superiore.
In tale ipotesi, in sostanza, l’installazione fotovoltaica non è oggetto di un autonomo accatastamento, ma determina l’incremento della rendita catastale dell’immobile su cui è installato, senza che ne muti la classificazione.

A titolo di esempio, se l’impianto fotovoltaico è installato su un immobile ad uso "laboratori per arti e mestieri", classificato nella categoria catastale C/3, ricorrendo le citate condizioni si determinerà un incremento della rendita dell’unità immobiliare (con il sovrastante impianto fotovoltaico), che rimarrà classificata nella medesima categoria C/3.

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