Forum del MediterraneoLa candidatura della Sardegna a gestire l'agenzia europea Enpi, il progetto Galsi con l'Algeria, i settori trainanti di turismo, biotecnologie e Itc. L'idea che grazie alle nuove tecnologie la Sardegna "non è più un'isola".

Si è concluso a Cagliari il convegno "Mediterraneo, una grande opportunità", organizzato dalla Regione Sardegna in collaborazione con Ambrosetti e ANSAmed, l'agenzia per l'informazione da e per il Mediterraneo creata due anni fa dall'Ansa. Durato due giorni, il convegno ha visto la partecipazione di importanti esponenti della cultura, delle istituzioni, del mondo dell'economia e dell'informazione delle molte sponde del Mediterraneo.

Tra questi il Presidente della Regione Sardegna Renato Soru, il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa, l'ex segretario generale della Farnesina Boris Biancheri, il direttore dell'Ansa Pierluigi Magnaschi, gli economisti Jean-Paul Fitoussi e Paolo Savona, il ministro delle Comunicazioni marocchino Nabil Benabdellah, il vice ministro degli Esteri Ugo Intini e il sottosegretario alle Finanze Antonangelo Casula.

L'obiettivo principale del Forum è stato quello di mettere a fuoco le strategie perché la Sardegna possa sfruttare tutte le opportunità di sviluppo socio-economico offerte dalle sempre più intense relazioni fra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che possono far diventare l'Isola centro del bacino.

Si è parlato in apertura di lavori di Progetto Erasmus, un importante strumento di integrazione e di dialogo nel Mediterraneo, e di estenderlo a tutte le Università, e a tutti gli studenti dell'area. E' la principale proposta che Nuno Severiano Teixera, direttore dell'Istituto portoghese di relazioni internazionali, ed ex ministro degli Interni del Portogallo, ha lanciato al Forum, per indicare che di fronte "ad uno scenario in cambiamento", bisogna anche "cambiare strategia".

Bisogna, cioè, "migliorare lo spazio di confronto, e potenziare lo spazio di dialogo". Ed è proprio il fattore demografico, ha detto Antonio Golini, professore di demografia all'Università di Roma La Sapienza, l'elemento che giocherà con molta probabilità, nel bacino del Mediterraneo e nell'Unione Europea, un ruolo ancora più importante nei prossimi decenni. Per questo, in futuro bisognerà chiedersi se "a nord ci saranno abbastanza lavoratori, e se nell'area sud ci sarà abbastanza lavoro per tutti i lavoratori disponibili".

E' intervenuto poi il Presidente della Regione Renato Soru, che ha annunciato la candidatura della Sardegna a gestire il programma di prossimità dell'Europa "Enpi", già proposto lo scorso 14 giugno durante la riunione della Conferenza delle Regioni che si è tenuta a Bruxelles.

Vi sono 160 milioni di euro da gestire in sette anni (2007-2013) più un dieci per cento di cofinanziamento regionale per attuare i programmi europei per il Mediterraneo. Ed è proprio sulla politica di vicinato che l'Unione Europea punta per dare nuovo impulso ai rapporti tra i Paesi euromediterranei, dopo i risultati quanto meno deludenti del Processo di Barcellona e per rispondere alle esigenze manifestate dai Paesi della sponda Sud.

Esigenze di cui si è fatto portavoce il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, il quale a Cagliari ha anche proposto all'Europa di sostenere un'iniziativa per fare del Mediterraneo un'area libera dalla minaccia nucleare e affrontare così in modo "equilibrato" la questione iraniana. Sulle difficoltà registrate dal processo di integrazione euromediterraneo si è poi soffermato l'economista Jean-Paul Fitoussi, per il quale i risultati deludenti sono l'evitabile conseguenza della "non Europa" costruita a Maastricht.

Dove è stato creato un gigante economico dotato di piccoli strumenti di governo che hanno mostrato il loro limite davanti alla crisi internazionale. Ma fortunatamente le economie dei Paesi della sponda Sud, in particolare quelli che più interessano la Sardegna come Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto, stanno però crescendo a ritmo sostenuto ormai da diversi anni anche senza il traino della locomotiva europea. E incognite come il prezzo del petrolio e l'effetto della liberalizzazione del settore tessile non paiono in grado, secondo Fitoussi, di modificare queste prospettive.

Uno scenario, quello descritto dall'economista d'oltralpe, confermato da Paolo Savona nella presentazione dello studio realizzato da Ambrosetti sugli indicatori di sviluppo dei Paesi della sponda Sud. Un documento "che - ha detto l'ex ministro dell'Industria - offre una fotografia inedita ed esatta delle condizioni socio-economiche esistenti in loco".
"Da questa indagine - ha aggiunto Savona - emerge una buona dinamica economica". Le potenzialità ci sono: la Sardegna, ha detto l'economista Paolo Savona, grazie alle nuove tecnologie, "non è più un'isola".

Dal punto di vista imprenditoriale una ricerca curata da Ambrosetti sugli indicatori di sviluppo dei Paesi della sponda Sud, e presentata da Savona, ha messo in luce tre settori chiave su cui puntare: turismo, biotecnologie e information and telecomunication technology (Itc). Savona ha anche riflettuto su come l'economia della Sardegna sia trainata dalle esportazioni, ma la bilancia commerciale segnai un deficit del 4%: la Regione esporta meno di quanto importa e "funziona come una pentola bucata, perché ogni anno perde potere di acquisto".

Ma questo, secondo quanto emerso nel corso del convegno, è un trend che si può correggere e invertire sfruttando le opportunità offerte sia dalle "eccellenze" della Sardegna e sia dall'intensificazione dei rapporti con gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Una intensificazione a cui potrebbe contribuire l'idea lanciata da Soru per organizzare, nel 2007, una Fiera mediterranea destinata a far incontrare i rappresentanti delle imprese che operano nei Paesi rivieraschi.

fonte: Regione Sardegna
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