Tutta la nazione è in attesa di una pronta soluzione al disastro del Ponte di Genova. L’altro ieri su Edilizia e Territorio, a cura di Luca Orlando e Manuela Perrone, è apparsa l’ampia notizia che pubblichiamo integralmente.

Un’associazione temporanea di imprese, con Fincantieri e magari altre controllate di Cassa depositi e prestiti che affianchino Autostrade. È questa la soluzione su cui punta il governo per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera, dopo il crollo del ponte Morandi.

E dovrebbe essere il decreto legge su Genova – quel provvedimento “speciale” invocato da Regione, Comune e imprese per accelerare i tempi dei lavori – a consentirlo. Attribuendo al commissario straordinario ad hoc (che sarà nominato a breve, come annunciato dal premier Giuseppe Conte), il potere di affidare i cantieri a un’Ati, secondo criteri ben precisi.

«La partecipazione di Fincantieri sarebbe garanzia di terzietà nella ricostruzione», spiegano fonti qualificate dell’esecutivo, oltre a «marcare il ruolo di Cdp come guida dello sviluppo industriale del Paese». Al testo, che potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri la prossima settimana, si lavora a Palazzo Chigi, in stretta collaborazione con i tecnici del Mef, delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico.

Perché, sulla falsariga dei vari decreti terremoto degli anni scorsi, le misure urgenti spazieranno dalle deroghe alla normativa sugli appalti agli interventi in favore di sfollati e imprese. Al ministero dello Sviluppo si stanno definendo gli ultimi dettagli della ricognizione delle aziende coinvolte e dei relativi danni.

Alcune opzioni sono sul tavolo, a partire da finanziamenti agevolati accedendo al Fondo di garanzia Pmi con procedura prioritaria e senza costi di commissione. Si valutano anche esenzioni o sospensioni per alcuni tributi, come Imu e Tasi (per inagibilità autocertificate dei fabbricati). Possibile, guardando ai precedenti, che entri in gioco anche la sospensione delle fatture relative a energia elettrica, gas, acqua.

Rispetto al disegno complessivo del governo di far scendere in campo le imprese della galassia Cdp per la ricostruzione, la disponibilità di Fincantieri è già sul tavolo. «Facciamo navi lunghe 300 metri – spiega l’ad Giuseppe Bono – vuole che non siamo in grado di rifarlo?».

Lo sguardo è rivolto in alto, dove incombe quel che resta del ponte Morandi, poche decine di metri al di sopra del sito di Ansaldo Energia, in parte inagibile perché all’interno della zona rossa. Nessuno – spiega l’AD di Fincantieri – ha finora preso contatti per questa ipotesi, ma la possibilità di costruire la nuova struttura è concreta. Del resto, un coinvolgimento indiretto esiste già, perché al momento i danni maggiori sono proprio per la “cugina” Ansaldo Energia, controllata, come Fincantieri, da Cassa depositi e prestiti.

Che sul territorio decide di giocare un ruolo diretto, mettendosi a disposizione di Regione e Comune per valutare possibili interventi finanziari a sostegno della ricostruzione. Escludendo al momento passi ulteriori. «Cdp in Autostrade? L’ho letto sui giornali – taglia corto l’AD Fabrizio Palermo, anch’egli in visita a Genova – e ad ogni modo mi pare che il ministro dell’Economia su questo punto sia stato chiaro». Un primo intervento concreto riguarda la messa a disposizione a canoni sociali di 40 appartamenti per gli sfollati, a cui si potranno aggiungere in futuro altre strutture.

«Noi – aggiunge – siamo qui per manifestare la vicinanza del gruppo a Genova e capire quali sono le possibilità di collaborazione. Vedremo in che modo poter essere d’aiuto, non solo per le necessità immediate ma anche per un supporto di medio-lungo periodo».

Entro 15 giorni sarà siglato un protocollo per misure di sostegno e le ipotesi sono varie, dalla sospensione dei mutui Cdp in capo al Comune all’utilizzo di fondi strutturali o ancora al ricorso al plafond di cassa per gli eventi calamitosi. «Sapere che ci sono è rassicurante», spiega il presidente regionale Giovanni Toti, che però in asse con il governo nazionale ipotizza per il gruppo un ruolo più ampio, attraverso Fincantieri.

«Autostrade – chiarisce – ha la titolarità e la responsabilità dei lavori di ricostruzione. Ma da un punto di vista politico auspico che prenda in considerazione la disponibilità di un colosso come Cdp, data la qualità e quantità di tecnologia delle aziende che ci sono dentro». Autostrade al momento sembra però valutare altre ipotesi, avendo chiesto (telefonata diretta dell’AD Castellucci) al gruppo friulano Cimolai una prima disponibilità di massima.

«Per ora non c’è un ordine ma solo una telefonata – racconta il presidente del gruppo Luigi Cimolai – ma ad ogni modo ho spiegato che in otto mesi l’opera in acciaio si può fare». Il primo passo sarà comunque la messa in sicurezza e l’abbattimento di quel che resta della struttura, che continua a creare forti disagi: per ogni mese in queste condizioni, Ansaldo Energia stima aggravi di costi per 800mila euro.

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?