Tra le tante voci che si lamentano della triste situazione economica europea e quindi delle nuove misure straordinarie del governo presieduto da Mario Monti, questa volta non troviamo i più sensibili alla situazione drammatica della cultura in Italia.

Finanziare la Cultura in ItaliaContinuano i crolli di Pompei, facciamo una pessima figura nel mondo intero, e ci rassegniamo del fatto che non ci sono (e non ci possono essere in futuro) grandi finanziamenti per rilanciare la grande cultura italiana.

Ora finalmente, con un D.L. tramutato in legge lo scorso 22 dicembre, cambiano sostanzialmente quelle che sono le peculiarità delle erogazioni liberali anche in favore della cultura. E' il decreto Salva Italia che ha previsto una semplificazione delle procedure per ottenere agevolazioni fiscali su restauri di opere d'arte e donazioni alla cultura.

Sono in pratica liberalità in denaro a favore del settore pubblico o del settore privato no profit, che possono costituire fiscalmente, a secondo della tipologia del soggetto erogatore, oneri deducibili dal reddito o oneri detraibili dall’imposta sul reddito per quanto riguarda le persone fisiche o gli enti non commerciali.
Rappresentano, in sintesi, una risorsa economica straordinaria in un momento di crisi e in una fase, per ora irreversibile, di mancanza di fondi e finanziamenti.

In Italia non c'è mai stata storicamente una politica fiscale di agevolazione nei confronti della cultura e, nonostante da anni si parli di federalismo, le politiche del governo si sono finora rivelate centralistiche e quindi a discapito dei numerosissimi interventi necessari sul territorio a salvaguardia della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano.

Siamo fermamente convinti che soltanto con il contributo di tutti si potrà invertire una tendenza che ha purtroppo portato a una situazione drammatica il nostro patrimonio culturale che rappresenta un bene collettivo prezioso.
Tra l'altro, e non se parla mai in modo esaustivo, va sempre smentito chi descrive la cultura come un settore statico e rivolto al passato, visto che si rivela invece fattore trainante. La cultura italiana frutta al Paese quasi il 4,9% della ricchezza prodotta (68 miliardi di euro circa) e dà lavoro a un milione e mezzo di persone (il 5,7% dell’occupazione nazionale).

Forse è giunto il momento che anche i politici comincino a capire che investire in cultura significa investire nella crescita del proprio paese. L’idea di base che ci deve tutti entusiasmare deve essere quella che in un’Italia che cresce poco, c’è un’industria che invece cresce, ed è proprio la cultura.
Ci vuole un cambiamento radicale di approccio, quindi, che favorisca i contributi privati per tutelare un patrimonio artistico che è il vero bene del nostro Paese.

Arch. Lorenzo Margiotta
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