A pochi giorni dall'inaugurazione di EXPO2015, tema del mese del numero di aprile della rivista del Consiglio Nazionale "L'Architetto" è una riflessione articolata sul destino paradossalmente non ancora definito dell'area.

Cosa si farà a Milano nel milione di metri quadrati lasciati liberi da Expo a novembre? Pierluigi Mutti e Pietro Mezzi ne hanno affrontano il tema attraverso le diverse proposte ed opinioni emerse in tutti questi anni.
"Per il dopo EXPO servono una visione urbanistica di alto profilo che progetti un pezzo di città e la capacità di attirare investimenti", si legge sul sito dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Milano.

E dall'interessante Tema del Mese riportiamo quanto detto da Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PP:.

“La classe dirigente ha sprecato anni a discutere su chi aveva il potere di spendere quali soldi, totalmente disinteressati al progetto”.
“Gli sbagli sono iniziati subito. È stato incaricato per il masterplan un gruppo che ha lavorato bene e poi è stato liquidato. È stato insediato un gruppo di progettazione – coinvolgendo anche positivamente dei giovani – non abbastanza qualificato per un’opera così importante. E l’opacità espressa nella scelta delle aree è un problema strettamente connesso al dopo Expo. Se si fosse ragionato sulla proposta delle Ferrovie dello Stato di utilizzare le aree dell’ex Scalo Farini oggi sapremmo perfettamente cosa fare del dopo, sistemando una parte importante e centrale della città senza consumare suolo."

"Stendiamo poi un velo pietoso sulle procedure senza concorsi: l’unico effettuato, per il Padiglione Italia, è stato gestito malissimo dall’allora responsabile Antonio Acerbo: un progetto architettonico che è stato massacrato e, per di più, con un programma posto a base del concorso sbagliato per stessa ammissione di Expo, per un eccesso di spazi per ufficio rispetto a quelli espositivi”.

Per le strade da imboccare - sostiene Freyrie - occorre tenere i piedi per terra. “Le proposte possono essere interessanti, ma qual è la compatibilità economica? Un trasferimento delle Facoltà scientifiche ha dei costi e bisogna sapere chi li paga."

"A oggi non c’è un vero progetto serio per il futuro dell’area Expo, non c’è una visione perché non c’è una regia pubblica. Ma le scelte non devono essere fatte nel chiuso delle stanze: lanciamo una consultazione pubblica, anche internazionale, raccogliamo le migliori intelligenze del paese e avviamo una riflessione su cosa realizzare, che non potrà che essere un mix di funzioni. Il problema, purtroppo, è che Milano e il dopo Expo non sono un’emergenza per il paese, sono un’emergenza creata da noi. Abbiamo creato l’emergenza Expo e adesso quella post Expo”.

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?