Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Lecce - Sezione Prima) con sentenza semplificata (n. 1241 del 12 luglio 2012) su ricorso contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce-Brindisi-Taranto, si è espresso in merito all’installazione di un impianto fotovoltaico su edificio ricadente nel tessuto storico urbano del Comune di Nardò.

Energie alternative nei centri storiciIl Dirigente dello Sportello Unico per l’Edilizia del Comune aveva emesso un provvedimento di diniego circa l’esecuzione dei lavori di installazione di un impianto fotovoltaico su fabbricato ad uso residenziale, classificato dal P.R.G. come "edificio di notevole interesse ambientale", assoggettato al vincolante parere della Soprintendenza che, regolarmente interpellata, ne aveva espresso parere negativo.

La Soprintendenza, infatti, esprimeva così il proprio parere negativo: "poiché le opere di progetto, consistenti in lavori per l’installazione di un impianto fotovoltaico da 9,66 Kwp sul terrazzo di un fabbricato di un immobile per civile abitazione, per tipologia d’intervento e materiali, si ritengono non compatibili con il fabbricato esistente e con il contesto architettonico del centro storico".

Ma il TAR Puglia, accogliendo il relativo ricorso del ricorrente, si è espresso annullando il diniego del Comune e sostanzialmente criticando l'operato della Soprintendenza per non aver effettuato "una completa valutazione" dei fatti.
I giudici sostengono che il parere della Soprintendenza debba essere ancorato alle effettive risultanze del progetto e alla "concreta valutazione dell’impatto prodotto dall’insediamento delle opere".

Tra l'altro - e questo forse è l'elemento più vincolante a favore dell'intervento proposto dal cittadino - in ottemperanza dell’art. 167 del Regolamento Edilizio comunale (che ammette, sugli edifici esistenti, "l’installazione di impianti per la captazione dell’energia alternativa (solare, eolica, ecc.) per uso di riscaldamento o altro"), il progetto presentato al Comune così evidenziava i lavori: "la struttura sarà realizzata in modo da non risultare visibile dall’esterno, in quanto i muri perimetrali attigui ad essa sono di altezza superiore. La struttura avrà un’altezza massima dal piano del lastricato solare di 1,77 metri, mentre i muri ci contenimento dell’abitazione risultano variare da 2,00 a 2,25 metri".
Il tutto chiarito ed esplicitato anche nella relazione tecnica e nella simulazione del posizionamento dell’impianto.

E' quindi in merito alla documentazione depositata che il TAR Puglia bacchetta la Soprintendenza dichiarando che le
valutazioni operate dalla stessa, pur contemperando la tutela del paesaggio, "si appalesano irrazionali e contraddittorie"..."dal momento che il parere si fonda in maniera apodittica sull’affermazione dell’asserito contrasto con il contesto architettonico, benché appaia evidente che lo stesso non è compromesso, se non si produce alcun effetto visivo che distorca la visione degli elementi architettonici del bene".

In conclusione il ricorso è stato accolto dal TAR Puglia in considerazione del basso impatto prodotto dalla realizzazione di tale intervento? I pannelli fotovoltaici non costituiscono degrado architettonico del tessuto circostante? I pannelli non hanno alcun effetto visivo se ben integrati e non visibili?

Ovviamente le valutazioni vanno espletate caso per caso, ma ben si comprende come le attuali Commissioni comunali del Paesaggio si trovino spesso ad affrontare decisioni e considerazioni difformi tra i vari Enti preposti alla tutela di ciò che abbiamo di più caro da trasmettere alle generazioni future: gli edifici storici, gli elementi architettonici di pregio, il paesaggio.

Arch. Lorenzo Margiotta
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