Ad un mese dal terremoto del 20 maggio in Emilia-Romagna, è possibile fare una prima disamina dei dati relativi al danno subìto dai beni culturali e una riflessione sulle iniziative adottate dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per fare fronte all’emergenza.
Il bilancio dei danni, ancora parziale, dato che molti comuni, diocesi e privati non sono stati ancora in grado di inviare il quadro completo delle segnalazioni relative ai beni culturali di loro proprietà, è drammatico e il punto di stabilizzazione lontano dall’essere raggiunto.

Emergenza terremoto e Beni CulturaliAlla data del 17 giugno sono arrivate dalle quattro province di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia, 1335 segnalazioni di danni a beni mobili ed immobili tutelati ai sensi del codice dei Beni Culturali.
Le segnalazioni (spesso inerenti i danni causati sia dal primo sia dal secondo sisma sullo stesso edificio) hanno riguardato 239 immobili di proprietà pubblica, 382 di appartenenza diocesana, 90 di proprietà privata e 25 archivi pubblici (comunali e statali).

Data la gravità e la dimensione del problema e nonostante l’obbligata ripartenza dovuta al secondo evento sismico, si è intervenuto con prontezza mettendo in essere diverse attività di specifica competenza della Direzione Regionale e dando priorità a quelle situazioni che, se risolte, avrebbero salvato i beni da danni ulteriori nel caso di nuove scosse o facilitato il ritorno a casa delle persone sfollate.

La tutela dei beni culturali, unica area di intervento pertinente alla Direzione Regionale, si incrocia, inevitabilmente, con il contesto urbano, sociale e di vita delle comunità colpite.
Se è bene chiarire che non è compito della Direzione Regionale rilasciare i certificati di agibilità delle abitazioni civili, è altrettanto necessario evidenziare l’impegno tecnico ed economico da parte della stessa ad intervenire, utilizzando quando disponibile il Nucleo di Coordinamento Opere Provvisionali dei Vigili del Fuoco, per la messa in sicurezza di molti beni culturali che rappresentano un pericolo per le abitazioni circostanti consentendo così ai legittimi proprietari di rientrare nelle proprie case.

Dei 25 interventi ritenuti prioritari (di cui 14 terminati), ben venti riguardano chiese. A fianco di questi interventi sul territorio, sono inoltre da segnalare le operazioni di messa in sicurezza che vengono effettuate per iniziativa delle diocesi e delle Municipalità con mezzi propri per l’incolumità dei cittadini e la salvaguardia dei monumenti-simbolo dei paesi.
Ma l’azione di pronto intervento sul territorio ha riguardato non solo gli edifici ma anche il loro contenuto.

Sono 415, tra dipinti, sculture, arredi liturgici, paramenti e crocifissi, i beni recuperarti dalle macerie e tra questi spiccano il Trittico di Bernardino Loschi “Madonna con bambino e i SS. Felice e Geminiano” della chiesa parrocchiale di San Felice sul Panaro, l’ “Assunta”, olio su tela del Guercino recuperato dalla chiesa del Rosario di Cento, i quattro grandi lampadari di Murano salvati dal Municipio di Sant’Agostino e poi tutti i dipinti del Museo Civico di Mirandola e tre statue di terracotta di Antonio Begarelli dalla chiesa di Bonporto.
Al fine di evitarne ulteriori danni, grazie anche alla preziosa collaborazione con il Nucleo Carabinieri di Tutela del Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna, tutte queste opere hanno trovato ricovero temporaneo presso il Palazzo Ducale di Sassuolo dove è stato allestito un vero e proprio centro di raccolta dei beni da restaurare.

Entro il mese di luglio, quando i tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione e per il Restauro del Ministero e i restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze prenderanno qui dimora per iniziare i lavori sulle opere recuperate e danneggiate dai crolli, il centro di raccolta diventerà quindi un vero e proprio “cantiere di restauro”.
Una volta ricevute le adeguate cure e quando saranno ripristinate le necessarie condizioni di sicurezza, i beni verranno restituiti ai territori di provenienza.

Il centro di Palazzo Ducale rappresenta la cosiddetta “Unità depositi temporanei e laboratorio di pronto intervento sui beni mobili” che assieme all’ “Unità di coordinamento tecnico degli interventi di messa in sicurezza sui beni architettonici, storico-artistici, archeologici, archivistici e librari e all’ “Unità rilievo dei danni al patrimonio culturale”, rappresentano gli organi operativi dell’Unità di Crisi Coordinamento Nazionale creata con Decreto Ministeriale del 29 maggio 2012 con il compito di istituire le strutture da attivare in occasione di eventi emergenziali derivanti da calamità naturali.

Al lavoro sul territorio di queste unità operative, la Direzione Regionale dell’Emilia-Romagna ha voluto affiancare anche quello di un’ulteriore squadra di competenti professionisti composta dal Prof. Carlo Blasi (Università di Parma), dal Prof. Angelo Di Tommaso (emerito dell’Università di Bologna) e dal Prof. Claudio Modena (Università di Padova), il cui compito è predisporre linee guida per gli interventi di messa in sicurezza di strutture, in particolare campanili, che presentano problemi di forte dissesto.

Questo team di specialisti offre un servizio in più a disposizione di comuni ed Enti per facilitare la soluzione di problemi tecnico-strutturali, rendere più celeri ed efficienti gli interventi e per riportare al più presto le persone nelle proprie case rianimando i centri abitati: perché un monumento danneggiato, in un contesto di vita urbana risorta, non verrà mai abbandonato.

Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna
Giovedì, 21 giugno 2012
Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?