Un tetto verde in comune tra condomini diventa una piazza urbana al nono piano di una casa popolare. A Cinisello Balsamo il Comune ha fatto da pioniere in un progetto pilota.

Edilizia sostenibile comunaleUn intervento di edilizia sostenibile popolare a committenza pubblica, per recuperare i sottotetti di due palazzoni di edilizia popolare, ha fatto diventare il quartiere un itinerario di visita per progettisti da tutto il Paese.

Le leggi regionali sul recupero dei sottotetti hanno norme e vincoli molto diversi da territorio a territorio.
In questo caso i tetti da recuperare erano quelli di due casermoni classici senza qualità architettonica alcuna. L’obiettivo era intervenire con una riqualificazione edilizia recuperando sulle coperture quello spazio che a terra scarseggia sempre più, e provando a sperimentare la costruzione di villette con giardino sul tetto.

Ne è nato un progetto dalla storia tormentata, a causa del cambio d’ impresa in corso d’opera, che però, in conclusione, non mostra di avere sofferto più di tanto dal prolungamento dei tempi di realizzazione.
Anzi, il fatto che alcune cose siano state lasciate incompiute dai costruttori, ha fatto sì che gli abitanti abbiano portato a termine in maniera personalizzata e coinvolgente i lavori nelle loro case.
Ne è nato un esempio unico di villaggio in alta quota cittadino.
Sulle coperture dei due palazzi infatti si rincorrono tante piccole villette a schiera con tetto verde a giardino, munite di scaletta per raggiungerlo e di capanni per il ricovero degli attrezzi.

La copertura a tetto verde è una scelta progettuale vincente in un clima umido e afoso come quello milanese. E’ anzi, l’unico tipo di tetto che garantisce l’isolamento perfetto, soprattutto estivo, dalla calura del surriscaldamento e d’inverno impedisce che attraverso la copertura si disperda il calore accumulato all’interno.
Le intere villette sono state pensate con criteri di edilizia sostenibile, con l’uso di materiali, come il metallo e il legno, che rientrano nella filosofia di approvvigionamento naturale delle materie prime, e alcuni inquilini hanno provveduto anche a montare un sistema di pannelli fotovoltaici in aiuto delle fonti energetiche tradizionali.

Tutto secondo i canoni quindi della edilizia sostenibile più corretta. Ma in questo progetto c’è qualcosa di più. C’è il recupero di una dimensione perduta, c’è la volontà di ricostruire le proprie radici rurali a partire dal cielo. La vita di comunità è infatti stata riscoperta dagli abitanti di questo strano paesino sospeso, collegati nelle loro casette da corridoi e camminamenti che fatalmente li portano a incontrarsi, a fare percorsi assieme, a essere d’estate vicini di amaca e di grigliata.

Questa convivenza apparentemente forzata dall’edilizia, in realtà è nata spontaneamente assecondata dagli spazi. E’ proprio questa dimensione che rappresenta la vera riqualificazione dei palazzoni popolari: riproporre uno stile di convivenza e condivisione che potrebbe con successo essere riproposta all’infinito, con risultati socialmente sorprendenti, sulle infinità di metri quadri di tetti senza qualità del nostro contadino Paese.

di Gemma Sinibaldi su: wwww.megliopossibile.it
foto dello Studio Albori - Milano
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