Dal documento della VII Commissione cultura si legge che la situazione dell’edilizia scolastica nel nostro Paese è grave.
"Oltre il 50 per cento dei 42 mila edifici in cui vivono milioni di studenti e di operatori scolastici non sarebbe a norma e diecimila di essi dovrebbero addirittura essere abbattuti".

Nonostante le considerazioni di tutte le indagini internazionali sul rendimento degli studenti, che confermano l'influenza positiva esercitata dalla "confortevole organizzazione degli spazi scolastici sull’efficacia dell’attività didattica e sui livelli di apprendimento", sappiamo bene che lo stato effettivo degli edifici scolastici italiani lascia molto (o moltissimo) a desiderare.

Inoltre sappiamo bene che scarsissimi sono gli interventi di manutenzione sugli edifici scolastici di competenza delle amministrazioni provinciali.
Sarebbe proprio ora di eliminarle!
Ma si deve considerare che intanto sarebbe oportuno intervenire urgentemente anche con inteventi di emergenza che garantiscano almeno gli obiettivi di sicurezza.

E se il profilo della sicurezza desta inquietudine e impone interventi urgenti, nonostante gli scarsi investimenti, va anche ricordato con rammarico che non c'è alcuna conoscenza ufficiale, perchè sempre lacunosa e reticente, in ordine alle risorse investite e agli esiti raggiunti nelle legislature precedenti.

Ecco perchè la Commissione Cultura della Camera ha dichiarato: "Occorre, pertanto, un’accurata indagine conoscitiva, in grado di mettere a nudo le difficoltà di programmazione dei finanziamenti da stanziare, la capacità di spesa dei soggetti coinvolti, il monitoraggio sui risultati ottenuti".

E' stato così deliberato di svolgere un'indagine conoscitiva sulla situazione dell'edilizia scolastica in Italia che avrà l’obiettivo di sciogliere innanzitutto il nodo di una Anagrafe dell’edilizia scolastica, ma che dovrà perseguire, in particolare, le seguenti finalità: la riqualificazione edilizia come perno della gestione del costruito, evidenziarne le emergenze, quantificarne in maniera ragionata le risorse e razionalizzarne l’erogazione.

Arch. Maria Renova

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