"Gli architetti italiani apprezzano l'impegno del Governo che ha avviato, in modo deciso, riforma di norme e procedure che, fino a oggi, hanno invece rallentato se non addirittura impedito, iniziative finalizzate alla rigenerazione urbana e territoriale e, più in generale, intralciato quelle per l'attività edilizia. Le decisioni adottato nell'ultimo Consiglio dei Ministri in tema di semplificazione amministrativa e di ambiente rappresentano indubbiamente un primo positivo passo per mettere in sicurezza i territori, rifare le città e migliorare la qualità dell'habitat".

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC).

"Condividiamo l'iniziativa del Ministro Madia che, con il consenso delle Regioni, ha unificato i moduli per la SCIA e il Permesso di Costruire, misura questa che rappresenta l'antefatto per un nuovo regolamento edilizio prestazionale che, discendendo da linee guida nazionali, possa essere declinato localmente, adattandolo al clima e alla storia dei luoghi e dei territori. Allo stesso modo condividiamo le riforme volute dal Ministro Galletti, per consentire la mitigazione del rischio idrogeologico, semplificare le bonifiche, rendere più efficaci le valutazioni di impatto ambientale."

Per quanto riguarda il Codice degli appalti, gli architetti italiani ritengono che in quella che sarà la nuova stesura debba essere sancita in modo inequivocabile la separazione tra i ruoli di programmazione e quelli di controllo della P.A., tra le attività di progettazione e quelle di costruzione, poiché "la scarsa qualità delle opere pubbliche, i ritardi e gli scandali sono anche figli di una confusione di ruoli introdotti dal Codice attuale: solo un progetto selezionato secondo criteri di qualità, mediante concorsi trasparenti, può garantire il buon esito di un'opera".

"Concordiamo - sottolinea il Consiglio Nazionale - con la necessità di ridurre il numero delle stazioni appaltanti, ricordando, però, che la selezione di opere che trasformano il territorio non può essere gestita come - ad esempio - una gara per l'acquisto di materiali di cancelleria o siringhe, appaltabile secondo il criterio del massimo ribasso o dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ma deve prevedere una grande attenzione alla qualità del progetto presentato.

"La riforma del Codice degli Appalti - conclude - deve essere l'occasione per sancire, una volta per tutte, che la Pubblica Amministrazione le imprese non hanno alcuna competenza, capacità e know how per svolgere bene i servizi di architettura, come ampiamente dimostrato dalla disastrosa esperienza degli ultimi anni. Solo investendo coraggiosamente su progetti di qualità tecnica e amministrativa, si potranno sconfiggere corruttela e malaffare".

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