Italia Nostra afferma il principio della tutela e della ricostruzione contro le decisioni prese dopo il sisma di abbattere alcuni monumenti. Bisogna agire subito e dare alle Soprintendenze il loro ruolo di intervento tecnico competente

Dopo il Terremoto No alle demolizioniItalia Nostra presenterà tutte le istanze dei cittadini alle massime autorità governative affinché il patrimonio storico artistico non venga cancellato dalle ruspe impegnate a rimuovere le macerie o peggio ancora, come già successo, ridotto in polvere dalla dinamite.
Lo ha ribadito a gran voce nella conferenza stampa a Bologna a cui hanno partecipato Pier Luigi Cervellati, architetto, Elio Garzillo, architetto, Giovanni Losavio, magistrato, Emanuela Guidoboni, storica dei terremoti, Anna De Rossi e Sergio Cordibella.

Italia Nostra contesta le scelte sin qui operate in merito agli edifici considerati pericolanti e quindi “da demolire”. Mai prima d’ora, se non in casi assolutamente eccezionali, sono state fatte scelte simili. Il principio di tutela e di messa in sicurezza ha sempre prevalso. “Con il terremoto – ha sottolineato Elio Garzillo, sono riapparsi in velocità subdoli e dimenticati fantasmi. Si è tornati anzitutto a far distinzione fra edilizia maggiore e di minore valore. Un argomento culturalmente superatissimo, ma determinante per legittimare e giustificare ogni azione di pulizia etnica nel campo dell’edilizia”. Italia Nostra è nettamente contraria a questo modo di operare e lo ribadirà in tutte le sedi deputate con forti richiami e appelli alle istituzioni deputate, il Governo e il Ministero dei Beni Culturali in primis.

Bisogna evitare a tutti i costi che vengano così cancellate l’identità e la dignità di un passato, come già avvenuto per il terremoto dell’Aquila, che abbiamo il dovere di preservare per le generazioni future!

“Pensiamo allo spreco delle soprintendenze – afferma Giovanni Losavio, presidente Italia Nostra sezione di Modena – che stanno facendo sopralluoghi utili, ma di fatto di nessuna praticità perché non hanno nessun potere. Esse sono in possesso degli archivi, mezzi fondamentali per guidare gli interventi e sono loro che dovrebbero guidare le messe in sicurezza. Gli interventi in situazione di emergenza, previsti dal Codice di Beni Culturali, non ci sono stati. Avere questo patrimonio di energie e di cultura e non utilizzarlo è uno spreco economico e culturale che arreca danno a tutto il patrimonio. Le istituzioni di tutela sono state rese silenti, non un soprintendente ha avuto voce in questi giorni. L’unica voce che si è levata e sentita è quella della Direzione Regionale che non ha competenze di merito, perché è un ordine amministrativo-burocratico. E la Regione in tutto questo non può avere una funzione di attesa. In attesa di cosa?”

Per Pier Luigi Cervellati, Architetto e membro di Italia Nostra “è inaccettabile sentir parlare di monumentalità inferiore che può, dunque, essere abbattuta. I monumenti che vengono definiti minori sono invece identitari. Quando abbiamo sentito parlare di demolizioni  e abbiamo cominciato a far sentire la nostra voce, ciò evidenziava una preoccupazione di carattere estetico-culturale, ma che voleva scongiurare il ripetersi di una situazione già vista a L’Aquila. La ricostruzione sbandierata a L’Aquila, attraverso le new-town, ha distrutto la città. Oggi L’Aquila è completamente smembrata nella parte storica. E ora come si reagisce a questo terremoto? Si pensa subito di abbattere edifici storici-artistici, ma noi vogliamo evitare dannosi abbattimenti. Ingegneri e tecnici che hanno lavorato ai consolidamenti dopo il terremoto di circa 10 anni fa nella zona di Reggio Emilia non sono nemmeno stati consultati, professionisti che conoscono nel dettaglio gli edifici compromessi. Se si continua ad agire in modo non coordinato, per coloro che hanno, secondo la Costituzione, l’obbligo di mantenere la tutela, vuol dire che non sono in grado di capire l’importanza della perdita di questi beni e la distruzione di un territorio anche attraverso lo spostamento della popolazione, lo svuotamento dei centri storici e l’annientamento identitario che produce non luoghi”.

Per Elio Garzillo “il momento decisivo per la salvaguardia delle persone e dei monumenti è questo. Improvvisamente gli edifici che fino a pochi giorni fa erano il nostro patrimonio, sono diventati “un incombente rischio”. Le istituzioni hanno dato subito, pochi giorni dopo, un’inedita disponibilità a intervenire con demolizioni. Non hanno preso decisioni tese alla salvaguardia del patrimonio. Al contrario pare di essere tornati molto indietro, ci sono fantasmi che si aggirano. Io che ho vissuto da funzionario di soprintendenza il terremoto dell’Irpinia ricordo benissimo che il Ministero per i beni culturali mandava degli ispettori alla sovrintendenza della Campania per conoscere quanti interventi i singoli funzionari avessero messo in atto in quei 10 giorni. Dopo il terremoto di Reggio Emilia nel 1986, Ministero dei Beni Culturali e Soprintendenza, sono intervenuti 48 ore dopo con interventi, con fasciature, incantenature, incollature, e mai con “puntellature”. Sempre in situazioni in cui i danni erano stati notevolissimi. Le persone erano state evacuate, siamo intervenuti subito operando in sicurezza. Con importi irrisori abbiamo messo in sicurezza in pochi giorni e abbiamo firmato l’agibilità dei monumenti e delle case circostanti. Italia Nostra esprime preoccupazione per come alcuni messaggi distruttivi stanno influenzando l’opinione pubblica. I cittadini, innegabilmente provati dal sima, si sono fatti convincere che solo le demolizioni possono essere la soluzione e i media hanno celebrato le modalità di esecuzione delle demolizioni. La mia preoccupazione è che si stia alimentando una spirale pericolosa. Ai gravi problemi creati dal terremoto si stanno aggiungendo quelli creati dalle persone. Si sta utilizzando il momento migliore per percorrere questa strada”.

Il terremoto, anche se i media ne parlano molto poco, ha gravemente colpito anche una parte della Lombardia, in particolare Mantova e la zona circostante, arrecando molti danni  gravi al patrimonio culturale e monumentale.  “Il timore – spiega Sergio Cordibella, presidente Italia Nostra sezione di Mantova – è che ci sia troppa faciloneria nelle demolizioni e non vengano presi in considerazione il restauro e il recupero dei beni artistici. Italia Nostra ritiene che non possano essere solo la Protezione civile o i tecnici a decidere cosa e come demolire. Non si possono cancellare le identità delle nostre città, come è successo a L’Aquila dove il centro storico non esiste più . Nei piani di ricostruzione devono intervenire anche gli organi preposti alla tutela del patrimonio”.

Alla conferenza stampa ha preso parte anche Emanuela Guidoboni, sismologa storica, Centro euro-mediterraneo di documentazione Eventi Estremi e Disastri. “I terremoti distruttivi – sottolinea Guidoboni – sono una storia italiana che si ripete e che si dimentica, che non si insegna e non si valuta. Eppure in Italia accade un disastro sismico in media ogni 4-5 anni; i dati sui terremoti del passato sono precisi e molto dettagliati per gli ultimi 600 anni. Dall’unità d’Italia ad oggi sono accaduti 34 disastri sismici e 86 terremoti di poco meno distruttivi. I terremoti pesano sulle economie e sulle società colpite per decenni, a volte per sempre. In qualunque tempo siano accaduti, i forti terremoti hanno modificato la vita di individui e famiglie, cambiato relazioni sociali, abbattuto beni storici, danneggiato o ridotto in macerie l’edilizia abitativa e industriale, modificato forme urbane, mutato reti insediative, segnando spesso di abbandoni il paesaggio italiano. Eppure l’Italia è l’unico paese sismico fra quelli industrializzati che non ha ancora elaborato una risposta vera e condivisa al problema sismico. Perché? Alcune ragioni storiche e contingenti: debolezza istituzionale, prevalenza di interessi privati sul bene pubblico, ingarbugli legislativi, mancanza di lungimiranza politica e amministrativa, non conoscenza del problema da parte della popolazione, sottovalutazione degli impatti futuri. Le attuali carte sismiche di classificazione (realizzate con un metodo adottato a livello mondiale, ma non solo da oggi messo in discussione) sono inadeguate a rappresentare il rischio territoriale per i decisori e le popolazioni. Occorre un significativo cambiamento di mentalità nel governo e nella società civile. Le ricostruzioni segnano poi spesso un deficit di democrazia: su questi aspetti – conclude la sismologa – auspico attenzione da parte di tutti”.
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