Per troppo tempo in Italia – Paese bellissimo ma anche particolarmente esposto a molteplici tipologie di rischio – il dissesto idrogeologico non è stato oggetto di politiche di prevenzione di lungo periodo realizzate per ridurre il rischio di frane, alluvioni ed erosione costiera.

Siamo stati bravi nella fase di emergenza, ma non in quella di prevenzione.
Negli ultimi anni, comunque, lo Stato ha impegnato le poche risorse che aveva a disposizione; ma per far sì che le risorse programmate siano ben spese, sono state elaborate le Linee guida per la progettazione, in modo che siano più chiare le strategie per gestire il rischio, anche residuo, valutando tutte le possibili alternative.

Le linee guida sono fondate su 12 pilastri, sintetizzati su 12 schede. 12 pagine, che affrontano quelli che sono gli elementi da considerare per una buona progettazione.

E per la prima volta, la settimana scorsa, dopo tanto tempo, 144 esperti provenienti da tutte le diverse esperienze impegnate in questo campo si sono confrontati per migliorare ancor di più le Linee guida della progettazione ed elaborare una Guida condivisa di approfondimento.

Molto spesso si è parlato ed appurato che c’era anche un problema di insufficiente qualità della progettazione e della programmazione, che pregiudicava il risultato degli interventi sul dissesto idrogeologico.

Si spera, quindi, che il prossimo nuovo governo faccia tesoro di questo nuovo documento di proposte per migliorare l’azione pubblica sui vari rischi di dissesto.

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