La normativa di salute e sicurezza vigente in Italia – in larga parte contenuta nel decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modifiche e integrazioni (provvedimento conosciuto come “testo unico” di sicurezza sul lavoro) – individua elevati livelli di tutela per ogni lavoratore, pubblico e privato.

Tuttavia, essa si caratterizza per la sua eccessiva complessità, legislativa e di attuazione, già bene esemplificata dal numero degli art. di legge: ben 306, ai quali si aggiungono ben 51 allegati ufficiali.

Il senatore Maurizio Sacconi, presidente della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) ha presentato in data 19 luglio 2016 un nuovo disegno di legge (DDL) tendente al riordino generale del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

L'intento è quello di procedere a una semplificazione degli adempimenti connessi alla disciplina della salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto quando siano solo burocratici e documentali, tali da non incidere sui livelli di tutela.

Questo DDL, presentato da Sacconi insieme alla sen. Serenella Fucksia, che propone una drastica semplificazione alla normativa vigente (dagli attuali 306 articoli e 51 allegati, a 22 articoli e 5 allegati), ha già sollevato perplessità e critiche; pertanto si ritiene utile riportare alcune parti significative per sollecitare tra gli iscritti un ampio dibattito.

Una regolamentazione più efficace e moderna e l’aiuto dei soggetti esperti

Per i due relatori appare necessario: “abbandonare definitivamente l’approccio formalistico – ancora purtroppo ampiamente diffuso nella regolazione e nella sua interpretazione – a favore di uno pratico e sostanziale, che concepisca le regole di prevenzione in modo coerente con la gravità dei rischi propri delle imprese dei diversi settori di riferimento e che favorisca un approccio normativo fondato sulla sostenibilità degli obblighi di legge da parte degli studi professionali, degli uffici in generale e delle Piccole e Medie Imprese, cui non è logico né corretto chiedere gli stessi adempimenti imposti ad aziende con processi complessi e con numero elevato di lavoratori, senza alcuna considerazione dei dati infortunistici di riferimento”.

Per realizzare tale obiettivo viene proposto, quindi, "di procedere ad una profonda rivisitazione del quadro giuridico vigente, il quale va ricondotto alla sua natura più essenziale, eliminando un appesantimento regolatorio molto spesso privo di ricadute positive in termini di prevenzione di infortuni e malattie professionali".

I principi generali presentati nel DDL

Le proposte contenute nel disegno di legge si ispirano ai seguenti principi generali:

a). - introduzione del principio del rispetto dei livelli di regolazione minimi previsti dalla legislazione comunitaria di riferimento, eliminando quelle parti delle normative italiane (leggi, decreti, altre fonti) che non siano giustificati da esigenze di tutela dei lavoratori;
b). - riconoscimento del principio per il quale il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure di prevenzione e protezione che rappresentano lo “stato dell’arte” in materia di prevenzione di infortuni e malattie, in quanto elaborate da soggetti competenti e, se necessario, “validate” da soggetti pubblici;
c). - identificazione di principi essenziali di sicurezza, tratti dalle direttive europee e contenuti nelle “norme tecniche”, nelle “buone prassi” e nelle “linee guida”, che costituiscano i livelli inderogabili – applicati unitariamente a livello nazionale – della tutela dei lavoratori rispetto agli infortuni e alle malattie professionali e il parametro di valutazione dell’adempimento degli obblighi delle aziende, con conseguente abrogazione delle disposizioni “di dettaglio” (tuttora vigenti, spesso risalenti agli anni ’50) di cui ai Titoli II e seguenti del d.lgs. n. 81/2008;
d). - possibilità per i soggetti obbligati di rivolgersi a soggetti “esperti” in materia di salute e sicurezza sul lavoro i quali, sotto la loro responsabilità professionale, possano “certificare” la correttezza della progettazione e realizzazione delle misure di prevenzione e protezione in azienda, anche previo accesso al patrimonio informativo di cui al Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP);
e). - incentivazione, con un meccanismo di “bonus-malus” a valere sui premi INAIL, della adozione ed efficace attuazione in azienda delle misure di prevenzione di infortuni e malattie professionali.
f). - complessiva rivisitazione della normativa vigente, eliminando ripetizioni e sovrapposizioni, anche con riferimento all’apparato sanzionatorio, garantendo la semplificazione della normativa nonché l’effettiva e corretta modulazione dei precetti, anche sanzionatori.

Da una prima lettura in dettaglio degli articoli proposti nel DDL, sembrerebbe che si possa giungere anche a modifiche pericolosissime, specialmente in merito alle responsabilità oggettive dei Datori di Lavoro, dei Lavoratori, dei Preposti, dei vari Coordinatori Sicurezza e Medici del lavoro.

Ci auguriamo che si apra un ampio dibattito anche tra i tecnici operatori in ambito sicurezza, perché tanto si parla di semplificazioni ma quasi sempre si attua solo una maggiore e non retribuita responsabilità dei professionisti di settore.

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