In un nuovo contesto a consumo di suolo zero, lo sviluppo immobiliare trova una nuova attenzione per le attività di demolizione. La Direttiva Europa (2018/851/UE) chiede che gli stati membri adottino misure atte a promuovere una demolizione selettiva (strip-out).

Un processo in grado di separare e ordinare i materiali che costituiscono un edificio facilitando il riutilizzo e il riciclaggio. La Francia si è già attivata supportando a tutto tondo processi edilizi coerenti con l’economia circolare. In Italia a che punto siamo?
Se ne parlerà giovedì 4 marzo nel corso dell’evento organizzato da REbuild, con Ecoopera, a Riva del Garda. Entrata gratuita con iscrizione obbligatoria.

La nuova edilizia a consumo di suolo zero comincia a prendere forma: sia a livello nazionale che locale, non solo attraverso la riqualificazione degli edifici, ma anche per mezzo di innovativi processi di rigenerazione urbana, in grado di densificare le nostre città, aumentandone la qualità e con la possibilità di rinaturalizzazione gli spazi oggi costruiti. In questa prospettiva la demolizione selettiva (strip-out) assume una nuova centralità. Un processo importante che va, però, regolamentatoe orientato verso pratiche sostenibili e circolari.

“Le riflessioni e le proposte di legge nazionale denotano una nuova sensibilità rispetto a questi temi. Ho l’impressione che si stia superando una barriera culturale che portava a considerare qualsiasi demolizione una perdita di valore – ci ha detto l’avvocato Bruno Barel, esperto di diritto urbanistico, che interverrà al convegno. Nei laboratori regionali si sta consolidando l’idea che la rigenerazione demolizione crea valore.”

La demolizione selettiva, in particolare, apporta degli indubbi vantaggi e non solo dal punto di vista ambientale, perché riciclare e riutilizzare i rifiuti da costruzione ha un tornaconto anche economico, che si traduce in: risparmio di nuove materie prime e conseguente energia necessaria a produrle; riduzione dei costi di trasporto ed ottenimento di materiali omogenei di maggior qualità. “Il problema - prosegue Barel - è trovare gli strumenti che incentivino questo processo e abbattano i costi e naturalmente rendano comprensibile a tutti il vantaggio individuale e collettivo di questo percorso.

Questo significa misure fiscali e consapevolezza che il territorio libero esprime potenzialità non considerate in passato”.Le regioni si stanno muovendo, cercando di legiferare prima della scadenza indicata dall’Europa, ossia il 5 luglio 2020, ma non tutte hanno poteri normativi adeguati. “Certe regioni hanno potestà esclusiva e altre no, inoltre questo tipo di iniziativa legislativa mette in gioco non solo il governo del territorio, ma anche, per esempio, la politica fiscale. Ci sono vari aspetti da considerare”.

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