In questi giorni Siena offre l'occasione di calpestare uno dei suoi tesori più preziosi.
La magnifica Cattedrale di Siena infatti, a partire dal prossimo 18 agosto fino al 27 ottobre, riscopre il suo Pavimento straordinario a commessi marmorei, unico, non solo per la tecnica utilizzata, ma anche per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla Sapienza.

Abitualmente, il prezioso tappeto di marmo è protetto dal calpestio dei visitatori e dei numerosi fedeli. Si tratta del pavimento "più bello…, grande e magnifico, che mai fosse stato fatto, secondo la nota definizione del Vasari, fra i più noti scrittori d’arte.

È il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all'Ottocento. La tecnica adoperata durante i secoli passati è quella del graffito e del "commesso" con marmi di provenienza locale come il broccatello giallo, il grigio della Montagnola, il verde di Crevole, ecc.

I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi, oltre che da un pittore “forestiero” come l’umbro Pinturicchio, autore, nel 1505, del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, raffigurazione simbolica della via verso la Virtù come raggiungimento della serenità interiore.

Nella Sala dei Cartoni, il cui ingresso fiancheggia la magnifica Maestà di Duccio, è visibile la celebre pianta del Pavimento del Duomo delineata da Giovanni Paciarelli nel 1884, che permette di avere un quadro d’insieme delle figurazioni e dell’itinerario che, dall'ingresso, conduce fino all'altare maggiore.

Contemporaneamente, per chi volesse vedere il Pavimento anche dall'alto con la visita guidata, è possibile prenotare l’itinerario "Opa Si pass Plus" che, oltre all'accesso a tutti i siti museali del Complesso, permette la salita verso la Porta del Cielo. Continua infatti l’apertura straordinaria del magnifico percorso dei sottotetti della Cattedrale, in cui per secoli nessuno è potuto accedere, ad eccezione delle maestranze e degli addetti ai lavori.

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