Ieri si è tenuta presso Palazzo Mezzanotte a Milano "La Giornata della Collera", promossa da 20 associazioni del mondo delle costruzioni, un’occasione per dichiarare la volontà di fermare un inaccettabile declino e per rilanciare un settore fondamentale per la tenuta sociale ed economica dell’intero Paese: basti pensare che una domanda aggiuntiva di 1 miliardo di euro nelle costruzioni genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3.374 milioni di euro e un aumento di 17.000 occupati.

Dalla Collera all Impegno di tuttiAlla giornata hanno preso parte più di 1000 persone, in rappresentanza delle imprese, degli operatori e dei professionisti dell’intera filiera delle costruzioni.
Con un gesto di protesta simbolica per denunciare lo stato di profonda crisi che il settore vive, l’intera Piazza Affari è stata ricoperta da caschetti gialli, che rappresentano idealmente i posti di lavoro persi a Milano nel 2012.

Ma la collera si è tradotta in un Manifesto con il quale il mondo delle costruzioni ha rivolto un ultimo appello alla classe politica perché trasformi le istanze del settore in concrete e rapide azioni e provvedimenti legislativi.

Occorre far ripartire il settore per far ripartire il Paese e quindi bisogna: liberare le risorse disponibili bloccate da una burocrazia soffocante e da regole disincentivanti come il Patto di stabilità interno; valorizzare la qualità italiana del prodotto edilizio accentuandone il valore di sostenibilità ambientale; attrarre investimenti privati ridefinendo politiche fiscali che oggi deprimono l’investimento immobiliare rispetto a quello mobiliare e colpiscono maggiormente i processi di trasformazione e rigenerazione urbana; ridare equità ai contratti dando certezza ai tempi di pagamento; riportare le banche al loro storico ruolo di partner degli operatori e delle famiglie; definire una moderna politica industriale basata su credibilità, trasparenza, garanzie reali, qualificazione, merito, professionalità.

I numeri della crisi
La crisi economico-finanziaria sta trascinando il settore delle costruzioni – un’industria motore dell’intero sistema economico – nella recessione più grave dal dopoguerra.
 
Tra il 2008 e il 2012 il settore ha perso il 26% in termini reali di produzione, ovvero 43 miliardi di euro. Dalla fine del 2009, 40.000 imprese hanno chiuso e moltissime sono sull’orlo della chiusura o del fallimento. Nel 2012 gli investimenti in costruzioni registrano una flessione del 7,6% in termini reali e a fine 2013 il settore delle costruzioni avrà perso, in 6 anni, circa il 30% degli investimenti. Soffrono tutti i comparti, dalla produzione di nuove abitazioni, che in questi sei anni (dal 2008 al 2013) avrà perso il 54,2%, all’edilizia non residenziale privata, che segna già una riduzione del 31,6%, alle opere pubbliche, che registrano una caduta del 42,9%.

Perché Milano
E’ stata scelta Milano perché da sempre motore e avanguardia del Paese, può e deve un esempio positivo e virtuoso di capacità di visione strategica, di cultura della trasformazione, della qualificazione, della rigenerazione urbana, di interventi che producano ricadute in termini economici, ma anche sociali ed ambientali.

ANIT insieme alle 20 Associazioni
ANIT ha collaborato alla riuscita della manifestazione "La giornata della Collera" perché ritiene fondamentale una reazione decisa e fattiva alla situazione di crisi in cui si trova il nostro settore. In questo senso ANIT propone alcuni punti che ritiene irrinunciabili nell’ottica di favorire una pronta ripresa:
1) L’importanza della QUALITA’.
La qualità dell’edilizia deriva dalla qualificazione di chi vi opera: produttori, artigiani, imprese di costruzione, progettisti. Senza qualità non si crea ricchezza e non si mantengono risorse in un comparto fondamentale come quello delle costruzioni.
E’ ora di rendere obbligatoria la qualità nel nostro settore, a partire dalla preparazione professionale degli operatori e al controllo della qualità del costruito: questo nel breve periodo comporterà un aumento dei costi di costruzione, ma nel medio porterà nuovo impulso e nuove risorse, umane e finanziarie.
2) L’importanza della RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA
La massima parte del patrimonio edilizio nazionale è costituita da edifici vecchi ed energeticamente inefficienti. L’efficientamento di questo immenso parco edilizio potrebbe essere, oltre che un’occasione per rilanciare il settore , anche una grandissima opportunità  di risparmio per gli utenti finali e di aiuto alla tutela ambientale. Troppo spesso però le valutazioni tecnico economiche degli interventi non tengono conto di tutti gli aspetti di risparmio conseguibile e soprattutto vengono eseguiti studi su interventi estremi non sempre necessari. In questo senso,  la DIAGNOSI ENERGETICA assume un’importanza fondamentale e non può essere facoltativa, deve diventare un punto fermo e la base per la corretta progettazione di un intervento  di miglioramento energetico. La permanenza di incentivi per la riqualificazione, nella forma attuale o in una forma alternativa, sarà indispensabile per fare ripartire il mercato.
3) L’importanza di costruire NUOVI EDIFICI EFFICIENTI
E’ indispensabile che diventi un vincolo legislativo la costruzione di edifici sempre più efficienti, sarà poi il mercato stesso a vendere meglio e di più gli edifici di migliore qualità facendo tendere alla realizzazione di edifici ad energia quasi zero o di classe acustica migliore. Sarà fondamentale il messaggio che le imprese di qualità porteranno avanti: dovranno spiegare che le costruzioni di nuova generazione forniscono migliore confort, migliore gestione, risparmio energetico effettivo ma soprattutto risparmio economico subito visibile in bolletta.
4) L’importanza di NON SVILIRE IL MERCATO

Riteniamo sia necessario non solo il controllo della qualità ma anche dei costi proposti imponendo, se possibile, un minimo  sotto cui non può essere garantita la qualità dell’opera. Una comunicazione forte in questo senso che spieghi a gran voce i rischi di un lavoro sottopagato o dell’utilizzo di materiali non conformi e di scarsa qualità, potrebbe diventare la base per uno standard minimo da cui nessuno può prescindere perché richiesto dal mercato stesso.
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