Dopo le iniziali esperienze divisioniste, l'adesione al futurismo, la ricerca di una regola e di un nuovo ordine attraverso il cubismo, Gino Severini (nativo di Cortona) approda negli anni Venti ad un classicismo dove, dietro l'apparente semplicità, nasconde un lungo percorso di ricerche proporzionali ed armoniche.

La nuova mostra della Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), dal 19 marzo al 3 luglio 2016, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l’intera attività di Gino Severini – allievo di Giacomo Balla – non concentrandosi esclusivamente sul suo periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo, cui sarebbero seguite, secondo alcune interpretazioni della critica, fasi interessanti per il linguaggio artistico del secolo XX.

Il percorso artistico del pittore cortonese, infatti, rappresenta fino alla fine, proprio nella sua articolazione e nella sua inquieta ricerca di “perfezione nella contemporaneità”, una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell’avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista, che caratterizzerà ogni successiva stagione, da quella, più rigorosa della misura aurea negli anni Venti e Trenta a quella pittoricamente più libera ed estroversa degli anni Quaranta, alle riprese neocubiste e neofuturiste dei Cinquanta e Sessanta.

La mostra alla Fondazione Magnani Rocca, che celebra il cinquantenario della morte di Severini avvenuta nel 1966 a Parigi, non si concentrerà quindi solo sul suo periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo, e lo presenterà nei temi portanti delle sue realizzazioni: il Ritratto/la Maschera, la Danza, la Grande decorazione, la Natura morta, il Paesaggio e infine il Libro d’artista.

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