Il 10 dicembre scorso è entrato in vigore il d.P.C.M. che, di fatto, sopprime anche i poli museali di Venezia, Firenze, Napoli e i due di Roma, e impone una netta separazione tra la valorizzazione e la tutela dei beni culturali.

Il provvedimento del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), approvato ad agosto, rivoluziona il modello organizzativo dei beni culturali italiani.

L'intento è quello di rendere l'amministrazione dei beni culturali più snella, efficiente e economica attraverso:
- l’ammodernamento della struttura centrale e la semplificazione di quella periferica; - l’integrazione definitiva tra cultura e turismo;
- la valorizzazione dei musei italiani (20 grandi musei nazionali, 17 poli museali regionali e siti archeologici di interesse nazionale, dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria con direttori altamente specializzati e selezionati con procedure pubbliche);
- il rilancio delle politiche di innovazione e formazione;
- la valorizzazione delle arti contemporanee;
- la revisione delle linee di comando tra centro e periferia (semplificazione delle procedure per ridurre i contenziosi) ed il taglio delle figure dirigenziali (37 dirigenti in meno).

La tanto attesa rivoluzione del Mibact si concretizzerà con le nuove nomine che il ministro Dario Franceschini attuerà per le nuove direzioni generali: Educazione e ricerca, Archeologia, Belle arti e paesaggio, Arte e Architettura contemporanee e periferie urbane, Musei, Archivi, Biblioteche e istituti culturali, Organizzazione, Bilancio.

Come è noto, la riorganizzazione del MiBACT trae origine dalle politiche di spending review del Governo, in base alle quali ogni Ministero era tenuto a dotarsi di un nuovo regolamento di organizzazione che recepisse le riduzioni di pianta organica.
Netto, quindi, il taglio delle Soprintendenze che passano da 68 a 30, rispettando la logica della riforma incentrata sul taglio della spesa e la separazione tra la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.

Sarà finalmente l’opportunità per intervenire sull'organizzazione del Ministero e porre rimedio ad alcuni problemi che da decenni segnano l’amministrazione dei beni culturali e del turismo in Italia. Si tratta di disfunzioni e lacune riconosciute ed evidenziate molte volte: assoluta mancanza di integrazione tra i due ambiti di intervento del Ministero (cultura e turismo); eccessiva moltiplicazione delle linee di comando e numerose duplicazioni tra centro e periferia; cronica carenza di autonomia dei musei italiani, che ne limitava grandemente le potenzialità.

Ivano Sempieri

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