Il crollo delle palazzine di Palermo - che secondo i primi accertamenti sembra da imputare a una improvvida sopraelevatura di un piano - devono farci ulteriormente  riflettere sullo stato del patrimonio edilizio del nostro Paese. Un patrimonio che, per una grandissima parte, è obsoleto, fatiscente e pericoloso. La sua messa a norma e in sicurezza non può più essere rinviata, così come il varo di nuove e stringenti norme che impediscano si realizzino piccolo o grandi abusi edilizi come quello perpetrato in questa circostanza."

Crollo degli edifici insistono gli ArchitettiCosì il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

"Ma bisogna - continua - saper anche guardare lontano. Ecco, quindi, che appare incredibile che il "Piano Clini" che intendeva intervenire con iniziative concrete contro il dissesto idrogeologico del Paese sia stato, di fatto, affossato. Spiace rilevare che in una sorta di gioco della parti - sotto la bandiera del superamento del vincolo di stabilità e della mancanza di risorse disponibili, Comuni da una parte e via XX Settembre, dall'altra - abbiano annacquato una norma che, se consente di realizzare qualche piccola opera pubblica probabilmente dal sapore elettorale, impedisce di varare finalmente un piano organico. Piano  che pure avrebbe potuto far partire una serie di misure di salvaguardia immediatamente operative e di vietare, per esempio, di costruire in aree ad alto rischio idrogeologico"

Da sempre gli architetti italiani insistono sul fatto che serve ottimizzare le risorse e individuare iniziative e progetti specifici per garantire la sicurezza dell'abitare e dell'ambiente, promuovendo politiche di rilancio delle città e dei territori. Un accordo e un progetto in tal senso - denominato Urban Pro - che vede il coinvolgimento dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, di ConfCommercio e di UnionCamere verrà presentato a Roma proprio giovedì prossimo.
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