"Ora che gli organi di stampa e personalità pubbliche, si legge nel comunicato ufficiale, sembrano aver compreso l’allarme degli architetti italiani, ovvero che mentre si discuteva dell'art. 18 centinaia e centinaia di migliaia di persone rimanevano senza lavoro, il Governo intende finalmente intervenire?"

"Le nostre proposte sulla rigenerazione delle città, sulla manutenzione del territorio, sull'investimento nell'economia delle conoscenza, sulla semplificazione amministrativa, la valorizzazione dei giovani talenti e la promozione della cultura architettonica vista come espressione della cultura e della produttività del Paese sono da molto tempo sul tavolo della politica, anzi nei cassetti della politica, basterebbe aprirli e iniziare a fare per affrontare finalmente la crisi dell’edilizia".

Così insiste, ancora una volta, il Consiglio Nazionale degli Architetti.

“Sembra, infatti – continua – che solo ora molti si accorgano, ISTAT in primis, che l'edilizia ha pagato, con la perdita di mezzo milione di posti di lavoro - ottocentomila per l’Ance - più di ogni altro settore in questi cinque anni di crisi e che il deficit italiano è stato finanziato con una delirante imposizione fiscale sulla casa e sul settore delle costruzioni che ha distrutto il comparto della progettazione e delle costruzioni che prima era vanto dell'Italia nel mondo".

"Da tempo abbiamo lanciato l’allarme - senza che i Governi se ne preoccupassero - che la perdita di metà dei fatturati dei progettisti, con redditi sotto la soglia di povertà, e per questo motivi costretti a chiudere gli studi o ad emigrare, erano e sono segnali gravissimi per un settore che è trainante per tutta l’economia.
L’unico risultato è stato quello di eliminare, in preda ad un furore degno di miglior causa, ogni regola tariffaria in nome di una illusoria idea di "concorrenza" che però non ha toccato i grandi interessi monopolistici, di fare intervenire l'antitrust contro il principio di "dignità" della professione legato ad un minimo di retribuzione dell'attività peraltro stabilito dall'art. 36 della Costituzione, che evidentemente si deve applicare a tutti meno che a noi professionisti".

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