Si è svolta ieri, presso la Commissione Finanze del Senato, l'audizione dell'Ance nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla tassazione degli immobili.
La delegazione associativa ha evidenziato, in premessa, alcuni dati relativi alla crisi nel settore, ricordando che nel primo trimestre del 2013, secondo l’Istat, la produzione nelle costruzioni ha registrato un calo del 12,1% rispetto al primo trimestre del 2012 (si tratta del 19° trimestre consecutivo di calo della produzione per il settore).

Risulta pesante anche la situazione sul fronte degli investimenti nelle costruzioni, che secondo le stime ANCE evidenziano una flessione del 7,6% in termini reali nel 2012 e un ulteriore calo del 3,8% previsto per il 2013. In sei anni (2008-2013), il settore delle costruzioni avrà perso circa il 30% degli investimenti e si colloca sui livelli più bassi degli ultimi quaranta anni.

L’aspetto più drammatico della situazione descritta riguarda il crollo dell’occupazione. Al riguardo, i dati delle Casse Edili evidenziano che tra il 2008 e il 2012, in Italia, il numero di ore lavorate ha subito una contrazione del 34,1%, mentre per operai e imprese iscritti il calo si è attestato, rispettivamente al 31,2% e al 26,6%.

A fronte della diminuzione degli investimenti, delle imprese e dei posti di lavoro, l’unico trend positivo è rappresentato dall’aumento del gettito fiscale sugli immobili. Al riguardo, i dati ufficiali parlano di un gettito fiscale sugli immobili (derivante dalle principali imposte) stimato nel 2012 in oltre 41 miliardi di euro. Questo importo non tiene, però, in considerazione le prime stime a consuntivo sul gettito IMU effettivo che, nel 2012, prevedono un “extra gettito”, di circa 3 miliardi di euro.

Alla luce di questi dati, si può concludere che la crisi del mercato immobiliare colpisce direttamente anche le casse dello Stato, perché il decrescente numero di operazioni (di trasferimento degli immobili piuttosto che di locazioni) sta determinando un conseguente e proporzionale decremento del gettito. Al riguardo, ha, altresì, rilevato che la soluzione a queste “mancate entrate” non può essere quella di aumentare le imposte legate al possesso degli immobili(come l’IMU e l’imminente TARES), il cui gettito, tra l’altro, è già stato in parte destinato all’Erario, bensì occorrono interventi mirati a riattivare il mercato delle costruzioni, che è l’unico in grado di rimettere in moto l’economia del Paese nel suo complesso: 1 euro investito nell’edilizia genera sul sistema economico una ricaduta positiva di 3,4 euro, distribuiti tra settore delle costruzioni, settori collegati e settori attivati dalla spesa.

In tema di tassazione locale (IMU e TARES) si è, altresì, soffermato sull’esigenza di riformulare complessivamente il prelievo comunale. In particolare, Per l’IMU, occorrerebbe un complessivo ripensamento della struttura dell’imposta, che comprenda l’introduzione di criteri reddituali che riducano (o escludano) l’imposta per l’abitazione principale e una riduzione automatica per gli immobili locati.
fonte:ANCE

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