Alla Casa dell’Architettura di Roma, durante il convegno "Roma 2030 la città del futuro", organizzato dall’Ordine degli architetti della Provincia di Roma, è stata presentata la ricerca del Cresme “Architetti e architettura nella città del futuro”.

Secondo gli ultimi i dati forniti dai 105 ordini provinciali, alla fine del 2015 risultavano iscritti all’albo 154.310 architetti, in assoluto, l’incremento minore degli ultimi 27 anni.

Un dato significativo che evidenzia il continuo rallentamento della crescita del numero di iscritti all’albo professionale. Anche le immatricolazioni ai corsi universitari di architettura proseguono infatti il trend negativo; sono state 6.157 gli immatricolati all’anno accademico 2013-2014, contro gli oltre 13.000 che si registravano nel 2007 prima della crisi.

Ma com’è noto, in Italia ci sono tanti architetti. E il rapporto professionisti/popolazione, che fornisce un’indicazione di massima del rapporto tra domanda e offerta, è il più alto d’Europa: circa 2,5 architetti ogni mille abitanti, il doppio rispetto alla Germania.
Se si guarda poi al contesto europeo l’Italia è il paese con il più alto numero di architetti in attività sia in termini assoluti, sia in termini relativi. In Francia gli architetti solo lo 0,45 per mille, nel regno Unito lo 0,57, in Svezia lo 0,57; con una media europea che è 0,96 ogni mille abitanti.

Utilizzando una stima della reale domanda di servizi di progettazione ottenuta a partire dagli investimenti annui nel settore delle costruzioni (divisi tra nuove opere e lavori di recupero e ristrutturazione), si trova che gli architetti italiani nel 2014 avrebbero avuto a disposizione appena 105 mila euro a testa (ridottisi ulteriormente a 104 mila nel 2015); il secondo valore più basso tra tutti i paesi europei (superiore soltanto a quanto misurato per la Grecia); un terzo del mercato di riferimento pro-capite stimato per gli architetti tedeschi; tra otto e nove volte in meno rispetto a Francia e Regno Unito.

E va anche considerato il fatto che questo mercato non è a appannaggio solo degli architetti, altre figure professionali con competenze simili operano nello stesso mercato: si tratta di società di ingegneria, ingegneri edili, geometri, agronomi, periti agrari e aerotecnica.

A quanto ammonta allora la quota di mercato effettivamente intercettata dalla categoria? I circa 70 mila studi di architettura italiani hanno visto drammaticamente ridursi la stima del volume d’affari annuo medio per colpa della crisi degli ultimi anni. Già nel 2013 il reddito medio degli architetti italiani era stimato pari a 19 mila euro di reddito imponibile (detratti i costi dell’attività); questo reddito posiziona gli architetti italiani al 19° posto in Europa su 27 paesi, anche al di sotto di realtà come Turchia, Slovenia e Estonia. Difficile quindi avanzare un’ipotesi di crescita a breve termine.

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