L’economia delle sorti magnifiche e progressive vaticinata da Thatcher e Reagan recita il mea culpa in Assolombarda con la presentazione del XXII Rapporto sull’economia globale e l’Italia “Un futuro da costruire insieme” di Mario Deaglio con contributi di Arfaras, Caffarena, Guggiola, Migliavacca, Russo, Vernoni.

Sono intervenuti, oltre a Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda; Letizia Moratti, presidente del Consiglio di gestione UBI Banca; Salvatore Carrubba, presidente del Centro Einaudi; Walter Caiumi, presidente e ceo di Cifin; Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca.

Salvatore Carrubba con Achille Colombo Clerici pres. IEA

La Grande Recessione scoppiata nel 2008 proprio in America e da qui dilagata nel mondo, è stata il brusco risveglio dei molti che avevano creduto nella mirabolante promessa di una crescita senza limiti, e che pure in trent’anni aveva ridotto la povertà estrema nel mondo dal 44 al 12 per cento. La ripresa in corso è assai meno rapida del crollo, ha escluso talune fasce di reddito - un’efficace frase fatta: i ricchi sono diventati più ricchi, i poveri sono diventati più poveri - ampliando divari e disuguaglianze.
I governi hanno dovuto intervenire massicciamente sostituendosi al dio mercato che ha desertificato la classe media, pilastro della democrazia, lasciando praterie sconfinate al dilagare dei cosiddetti populismi e alla voglia di “uomini forti”.

Per “costruire bene” il nostro prossimo futuro, la crescita deve essere sostenibile.

Il concetto di sostenibilità ha tre dimensioni principali: finanziaria, ambientale ed ecologica, sociale. Non si può crescere “a debito”, che va rimborsato, e che causa effetti sistemici sull’intera economia mondiale; lo sfruttamento insensato delle risorse del pianeta, oltre a provocare disastri – secondo l’ONU negli ultimi 20 anni oltre 600.000 vittime e circa 300 miliardi di dollari di danni – porta con sé inondazioni, siccità, incendi, inquinamento in una Terra che oggi accoglie 7,5 miliardi persone, diventeranno quasi 10 miliardi nel 2050; la terza dimensione è la sostenibilità sociale. Il mondo sta entrando nella quarta rivoluzione industriale con la realizzazione di macchine intelligenti e la conseguente polarizzazione degli estremi del lavoro: da un lato competenze sofisticate di alto livello e ad alta remunerazione e all’opposto attività elementari a bassa remunerazione.

Il XXII Rapporto affronta anche il tema della ”economia circolare" che supera l’economia del riciclo: già affrontato nel 1972 dal Club di Roma, allora considerato un gruppo di visionari, propone di rendere utile e conveniente aumentare l’intensità e la durata di utilizzo del bene. L’opposto di quanto praticato oggi con la programmata senescenza di telefonini, lavatrici, automobili per citare.

Dal quadro globale alla realtà locale.

L’Italia sta consolidando la ripresa economica ma deve accelerare la crescita, soprattutto per ridurre l’abnorme debito pubblico causato in primis da personaggi politici cui si vogliono oggi dedicare vie e piazze. Per raggiungere l’obiettivo di un pareggio Pil-debito l’Italia dovrà crescere di oltre il 2% nei prossimi 10 anni. Un sogno? Mancano, per realizzarlo, la ripresa dell’economia edilizia oggi incentrata sulle ristrutturazioni e non su nuove costruzioni e gli stanziamenti per le opere pubbliche: rispetto ai 48 miliardi prima della Recessione siamo a circa 28 miliardi. Nel frattempo l’Italia, quarto Paese al mondo per riserve auree, potrebbe offrirle in garanzia al Fmi per una linea di credito per ridurre le tasse. Poco entusiasmo suscita infatti tra gli economisti la proposta di una flat-tax: porterebbe a breve termine a un calo delle entrate da compensare con nuovo debito che gli investitori non acquisterebbero.

Infine, ma non certo ultimi per importanza, i giovani. L’assenza e la precarietà del lavoro condiziona pesantemente il futuro del Paese. Un problema gigantesco per la politica che, infatti, si limita a vaghe promesse senza proporre ricette. Una di queste, già praticata in alcuni Paesi del Nord Europa, potrebbe essere alternare università e lavoro in maniera tale che, alla laurea, i giovani abbiano la preparazione adatta alle nuove professioni richieste.

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA - Europe Asia Institute

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