Il tema degli stadi - che è sembrato essere diventato fondamentale per gli equilibri politici nella legge di stabilità - è il paradigma di come in Italia si sia perso il senso delle priorità.

Tutti auspichiamo - come è ovvio che sia - che gli stadi italiani vengano rifatti per rispondere a criteri di maggiore funzionalità anche per attività commerciali, così da essere utilizzati intensivamente, oltre che per essere più sicuri per chi li frequenta: ma perché mai per questa operazione si sarebbero dovute modificare le norme in vigore a tutto vantaggio dei privati? E perché mai - a differenza di quanto avviene in tutti i Paesi del mondo - dovrebbe essere lo Stato ad investire su iniziative di questo genere, quando altrove il nuovo modello di business nell'utilizzo degli impianti sportivi non richiede denaro pubblico perché i privati trovano l'investimento adeguatamente fruttuoso?

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori:
"E' apprezzabile che Governo e relatori della Legge di stabilità abbiano fatto una doverosa marcia indietro cassando fantasiose ipotesi di modifiche ordinamentali; non altrettanto che sia confermata la volontà di destinare ben 45 milioni di euro per rimpinguare Fondo di garanzia presso l'istituto del credito sportivo: risorse che ben più utilmente avrebbero potuto essere destinate per costituire un fondo di sostegno ai privati che intendano investire sulla rigenerazione sostenibile del patrimonio edilizio - mettendo in sicurezza i fabbricati - magari in zone a grave rischio sismico o idrogeologico"

"Considerati i morti e i disastri naturali che affliggono il nostro Paese, non sarebbe ora di dare il via ad interventi di manutenzione e rigenerazione che prevengano gli effetti di sismi o inondazioni, che dal 1945 ad oggi ci sono costati circa 200 miliardi di euro?
E' ben noto come la razionalità non sia la peculiarità del tifo calcistico, ma dovrebbe però esserla per Governo e Parlamento, ai quali è delegata in primis la politica per il bene pubblico. Ci auguriamo che la Camera - dopo la scontata approvazione del Senato con il voto di fiducia - ripensi completamente a come affrontare la questione stadi - ammesso e non concesso che questa possa considerarsi un tema all'ordine del giorno dell'attualità della politica e dell'economia".

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