Il consumo di suolo in Italia è un problema dalle dimensioni preoccupanti, la speculazione edilizia ci rendiconta ormai situazioni veramente assurde e numerose, il dissesto idrogeologico non potrà essere risolto se non con interventi lunghi e dispendiosi, e intanto il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti è sicuro che entro il 2050 sarà 'degrado zero'.

Nel corso del suo intervento in Commissione Ambiente, in merito al disegno di legge sul consumo di suolo, Galletti, pur ricordando i dati allarmanti dell’ISPRA, si permette di dire che è bene che sia "prevista una fase di transizione per permettere ai Comuni di adeguarsi" alla nuova legge.

Il Governo con il disegno di legge sul consumo di suolo spera di azzerare il problema entro il 2050 per combattere l’inquinamento e arginare la piaga del dissesto idrogeologico, ma possiamo constatare che non c'è affatto una strategia a lungo termine per preservare il territorio dal degrado.

Bisogna ripianificare il territorio seguendo i principi del riuso e della rigenerazione urbana, è indispensabile recuperare gli spazi dismessi, serve puntare alla ristrutturazione del patrimonio edilizio con la parola d'ordine di non rubare più altro suolo all’ambiente naturale.

Eppure...si parla tanto, si fa poco, ma ancora meno si riesce ad avere una cultura di massa che abbia veramente a cuore il proprio habitat e l'ambiente generalizzato.
Colpevole di questa situazione è anche il nostro corpo docente universitario che punta solo alla sopravvivenza con veri spot pubblicitari.
Recentemente ha fatto notizia, infatti, che l'Università di Perugia (in collaborazione con la Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri) abbia predisposto un progetto di ricerca e di studio di fattibilità mirante al "recupero delle aree degli svincoli autostradali con le biomasse", per recuperare e valorizzare le aree 'residuali'.

Se neppure il mondo accademico riesce ad attuare una vera sinergia di interventi, come lo potranno fare i politici?
Siamo proprio messi male!!!!!

Arch. Maria Luisa Gottari

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