Dopo i due gradi di giudizio è la Corte di Cassazione a sancire definitivamente che è legittimo, in un condominio, il frazionamento di un appartamento in 2 unità immobiliari, in assenza di alcun pregiudizio per le parti comuni (e comunque nel rispetto dell'altrui proprietà esclusiva del vicino).

Tra i motivi della decisione (sentenza n.13184 del 24 giugno 2016) c'è la censura verso il procedimento presuntivo con cui la sentenza della Corte d'Appello aveva tratto dalla duplicazione degli appartamenti la conseguenza della utilizzazione di un numero verosimilmente maggiore di persone che sarebbero ospitati od ospitabili.

In un altro motivo la Cassazione denuncia il ragionamento meramente presuntivo compiuto dai Giudici laddove avevano fatto in modo apodittico riferimento al deprezzamento dell'immobile in caso di raddoppio dei condomini, non potendo al riguardo utilizzarsi le nozioni di fatto di comune esperienza.

In sostanza, al fine di verificare la legittimità dell'intervento edilizio compiuto dell'appartamento, occorre accertare se tale realizzazione abbia determinato o sia comunque in concreto, seppure potenzialmente, in grado di arrecare pregiudizio all'utilizzazione e al godimento delle cose comuni che ai sensi dell'art. 1102 cod. civ. spetta ai comproprietari.

E' ribadito, quindi, il concetto legale che il singolo condomino ha il diritto di godere e disporre del proprio appartamento, apportandovi modifiche o trasformazioni che ne possano migliorare l’utilizzazione, con il limite di non ledere i diritti degli altri condomini.

Inoltre la Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario dell’appartamento frazionato, annullando la sentenza della Corte di Appello, anche per il fatto che il frazionamento non comporta modifiche alle tabelle millesimali, visto che la riforma del condominio (legge 220/2012), in merito a incremento di unità abitative, prevede la revisione delle tabelle millesimali quando viene alterato per più del 20% il valore proporzionale dell’unità immobiliare, a seguito delle mutate condizioni di una parte dell’edificio.

Mara Zenoli

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