Dopo aver dato un'interpretazione autentica alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) applicabile anche all'edilizia, aver esteso il campo di applicazione del nuovo titolo abilitativo agli interventi edilizi precedentemente compiuti con la DIA (Denuncia di Inizio Attività), aver dimezzamento da 60 a 30 giorni il termine per le verifiche ex-post da parte delle amministrazioni pubbliche sugli interventi in realizzazione, il cosiddetto Decreto Sviluppo aveva introdotto una normativa quadro nazionale per la riqualificazione delle aree urbane degradate.

Che fine ha fatto il Piano CittaAll'art. 5 (commi  9-14) infatti sono state introdotte disposizioni per tutte quelle aree urbane che risultino in stato di degrado.
Dai più era stato interpretato come una nuova versione dell'ormai vecchio e inefficace Piano Casa. Ma il Decreto 70/2011 prevedeva che le Regioni approvassero entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento (una scadenza giunta fino a metà novembre) idonee leggi per incentivare la riqualificazione delle aree urbane degradate “con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare”, anche con l'obiettivo di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.

Il comma 14 del suddetto art.5 stabilisce infatti che, scaduto il termine per l'adozione delle leggi regionali, restano immediatamente applicabili alle Regioni a statuto ordinario le norme statali legittimanti gli interventi edilizi di riqualificazione.
In tal caso la volumetria aggiuntiva è realizzata in misura non superiore al 20% del volume dell'edificio se destinato a uso residenziale o al 10% della superficie coperta per gli edifici adibiti a uso diverso.

Tutte le Regioni volevano rivendicare giustamente le loro competenze, ma attualmente sono proprio poche quelle che hanno legiferato nel merito (oltre a Valle d'Aosta, Toscana, Umbria, Lazio, Molise e Puglia...) per evitare l'applicazione immediata e diretta sui loro territori delle prescrizioni del suddetto articolo 5.

La Regione Lazio, ad esempio, ha approvato il 13 agosto 2011 la Legge Regionale n.10 che ha apportato modifiche alla precedente legge regionale n. 21/2009 circa le misure straordinarie per il settore edilizio, con norme in materia di programmi di intervento per la riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale del territorio.

Al fine di riqualificare porzioni di territorio caratterizzate da tessuti edilizi degradati, edifici isolati, ma anche territori di interesse naturalistico, ambientale e culturale, la regione Lazio infatti ha previsto che i Comuni adottino programmi integrati, che possano prevedere demolizioni e ricostruzioni con spostamento delle cubature in zone differenti.
In questo caso è previsto un premio pari a un massimo del 75 per cento in più delle volumetrie demolite. Nel caso in cui la delocalizzazione interessi zone costiere potrà essere previsto un premio di cubatura fino al 150 per cento.
E' stato istituito, inoltre, un osservatorio regionale del territorio, con il compito di monitorare le trasformazioni edilizie in atto e di proporre interventi in merito alla pianificazione.

E anche in Lombardia ci sono nuove regole per rilanciare l'edilizia: la Giunta regionale ha approvato un nuovo Progetto di legge per la valorizzazione, il recupero e la ristrutturazione del patrimonio edilizio.
Il nuovo provvedimento, in linea con gli indirizzi di contenimento del consumo di suolo e di promozione del recupero dell'esistente, punta alla riqualificazione delle aree degradate e dismesse (così come già previsto dalla legge 12 del 2005) ed è coerente con gli obiettivi di miglioramento dell'efficienza energetica delle abitazioni e della sempre maggior diffusione delle fonti di energia rinnovabili.
    
La Proposta di legge, che dovrà ancora essere approvata dal Consiglio regionale, detta le norme per la riqualificazione urbana e del patrimonio edilizio esistente, per contenere il consumo di nuovo suolo e l'utilizzo di energia da fonti fossili, riaffermando esplicitamente il ruolo delle Amministrazioni comunali nell'ambito del governo del territorio e delle scelte effettuate negli strumenti di pianificazione urbanistica.

"Con questo piano - ha dichiarato Daniele Belotti, assessore al Territorio e Urbanistica - vogliamo favorire un effettivo rilancio del settore edilizio, nonostante che un terzo dei Comuni lombardi abbia limitato la portata applicativa del precedente Piano casa, ritenendo di mantenere la potestà di attuazione delle disposizioni di questo piano in capo ai Comuni".

Arch. Lorenzo Margiotta
Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?