In Italia siamo abituati aa affermazioni e definizioni eclatanti. Poi i fatti a volte ne dimostrano l'inutilità o l'inefficacia, e forse -questa volta- ci accorgeremo di un'altra supervalutazione dell'operato di una nuova agenzia.

Si tratta della tanto decantata Cert-Ing (la Certificazione volontaria delle competenze dell'Ingegnere) voluta dal Consiglio Nazionale degli Ingegenri, presentata l'autunno scorso durante il Congresso di Caserta e formalizzata ufficialmente con la costituzione del Consiglio direttivo e relativo Statuto/Regolamento.

La sua attività principale sarà certificare a livello nazionale le competenze degli ingegneri anche in conformità all'obbligo di aggiornamento della competenza professionale, nonché definire le modalità delle attività degli Ordini territoriali e vigilare sulla correttezza delle procedure di certificazione.

Siamo quasi all'assurdo.
Ci si è accorti che gli ingegneri non si aggiornavano molto (ma questo avveniva anche nelle altre categorie professionali) salvo le doverose eccezioni, è stato passivamente accettato che si istituisse l'obbligo dei crediti formativi onde dimostrare di aver seguito alcuni corsi di aggiornamento (ma si è visto che poche ore di ascolto passivo dà il diritto di attestare la propia formazione), c'è stata una lotta cruenta per far sì che anche gli Ordini professionali Provinciali fossero autorizzati a gestire corsi formativi, ma ora giunge una doccia fredda?

Sì. O le varie occasioni di incontri, corsi, convegni tecnici, sviluppatisi in Italia nell'ultimo periodo, non sono proprio idonei a rilasciare i cosiddetti "crediti formativi", a dimostrazione dell'aggiornamento continuo del professionista abilitato ad esercitare la propria professione, oppure anche gli Ordini professionali Provinciali non svolgono il proprio ruolo istituzionale.

Ora, addirittura, ci deve essere un'Agenzia privata, "un organismo unico nel suo genere" così definito dal CNI, che deve controllare gli Ordini provinciali e le competenze acquisite dai professionisti, perchè ora "la professionalità si può certificare".
Ma allora il Consiglio Nazionale che ci sta a fare?
O è tutta una bufala italiana, oppure sono altre le iniziative da intraprendere per ridare credito e importanza alle professioni tecniche ordinistiche che in Italia, purtroppo, non sono adeguatamente apprezzate.

Ing. Enzo Ritto

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