Gli ecorivestimenti sono malte composite fotocatalitiche a base di biossido di titanio, in grado di abbattere i livelli di inquinamento atmosferico.

Cemento e asfalti fotocataliticiIl biossido di titanio, infatti, già usato per il suo alto indice di rifrazione principalmente come pigmento bianco nelle vernici, è un noto catalizzatore in grado di degradare per ossidazione numerosi composti organici e inorganici. Sfruttando questa proprietà si ottengono materiali che, per mezzo dell’attivazione dalla luce naturale o artificiale, sono in grado di distruggere i composti organici depositati su di essi.

E' questa la proprietà che porta allo sviluppo di una nuova classe di materiali dotati di proprietà autopulenti e disinquinanti, i quali, con l’impiego della luce per scopi ambientali, costituiscono una valida risposta alla domanda di un ambiente più pulito e di una miglior qualità della vita.

La tecnologia fotochimica applicata ai materiali da costruzione è quindi una soluzione vincente anche per ildisinquinamento ambientale.
Sulla base di questa possibilità, dopo molti studi sperimentali ed anni di ricerca, sono stati lanciati sul mercato mondiale cementi fotocatalitici in grado di rispondere ai problemi ambientali e conservare inalterato nel tempo il loro aspetto estetico.

I nuovi materiali sono in grado di “mangiare” lo smog, cioè gli inquinanti atmosferici organici ed inorganici, applicando il processo della fotocatalisi che riesce ad ossidare le sostanze inquinanti fino a completa mineralizzazione.
La fotocatalisi, infatti, è un fenomeno naturale simile alla fotosintesi, dove una sostanza chiamata fotocatalizzatore attraverso l’azione della luce naturale o artificiale, avvia un forte processo di ossidazione che converte le sostanze organiche e inorganiche nocive, in composti assolutamente innocui.
La fotocatalisi è quindi un acceleratore dei processi di ossidazione che già esistono in natura. Promuove una più rapida decomposizione degli inquinanti, evitando il loro accumulo.

Il primo impiego di un cemento fotocatalitico, risale alla seconda metà degli anni novanta, per opera della Italcementi, quando è stata costruita la chiesa romana Dives in Misericordia per celebrare il Giubileo del Terzo Millennio: l’obiettivo era quello di ottenere una superficie perfettamente bianca (tratto distintivo del linguaggio architettonico del progettista Arch. Richard Meier) che potesse rimanere pulita nel tempo, ma il successo di quella grande opera incoraggiò la ricerca di nuove applicazioni e, soprattutto, nel campo del disinquinamento.

Altre sperimentazioni con ecorivestimenti sono state applicate anche ai prefabbricati cementizi e alle pavimentazioni, ad esempio mediante l'uso di masselli autobloccanti cementizi e asfalti fotocatalitici.

Anche per gli asfalti, infatti, si può pensare di utilizzare questa innovativa tecnologia con lo scopo di contribuire alla riduzione degli inquinanti organici presenti nell'atmosfera e provenienti dai tanti mezzi di trasporto che inquinano con quantità enormi di ossido d'azoto.
Del resto le sperimentazioni hanno già dimostrato che solo un Kmq di asfalto fotocatalitico consente l’eliminazione dei gas di scarico prodotti da 7500 auto.

A tutti noi l'impegno di contribuire al miglioramento delle condizioni ambientali per mettere freno all'emergenza dell'inquinamento.

Arch. Lorenzo Margiotta
Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?