Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, ha presentato la bozza dele linee strategiche per la salvaguardia del territorio, già inviata al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica).

Cambiamenti climatici presentato il piano strategicoDopo le ultime alluvioni ed esondazioni che hanno colpito varie regioni italiane, finalmente una iniziativa governativa mira alla inversione di tendenza: non più speculazione, bensì contenimento del consumo del suolo italiano.

In tanti anni si è costruito in zone a rischio idrogeologico, ma ora -con l'iniziativa del ministro Clini- si dovrà attuare il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, con la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio.

Le indicazioni sono chiare: fino all’attuazione di nuove normative è vietato costruire, lavorare o abitare nelle zone a grave rischio idrogeologico.
Inoltre, per le case già costruite in queste zone a rischio idrogeologico, diviene obbligatoria l’assicurazione per eventuali danni, in modo da ridurre i costi dei premi assicurativi e "per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani attraverso i risarcimenti con fondi pubblici".

Secondo il Ministro Clini il Piano di tutela del territorio parte da "Una serie storica di eventi climatici degli ultimi quindici anni che ci dice che abbiamo una modificazione significativa del regime delle piogge e un prolungamento del periodo di siccità, che rendono vulnerabile il territorio".

A fronte di una situazione climatica cambiata, la protezione del territorio deve essere aggiornata anche per le previsioni dei climatologi che sono molto preoccupanti.
Per questo motivo il Piano prevede anche questi obiettivi:
- la manutenzione dei corsi d’acqua attraverso interventi di regimazione idraulica,
- la ricalibratura e la pulizia degli alvei,
- la gestione delle acque reflue al fine di accrescere la resilienza dei centri urbani,
- il recupero di terreni degradati e dismessi, privilegiando la promozione  di attività agricole di qualità,
- misure di riforestazione con specie autoctone e di valorizzazione degli  ecosistemi,
- il ripristino della gestione dei suoli nelle aree più esposte al rischio di frane (terrazzamenti e coltivazioni dedicate),
- il miglioramento della gestione dei boschi demaniali, attraverso la conversione dei cedui in fustaie ed utilizzo della biomassa a fini energetici,
- le conversioni dei rimboschimenti con conifere alloctone a latifoglie autoctone,
- la tutela dagli incendi boschivi con diradamenti e ripuliture e conseguente  impiego delle biomasse di risulta per produzione di energia e/o chimica verde;
- la protezione della biodiversità e l’aumento della resilienza dei boschi all’impatto dei cambiamenti climatici,
- l’identificazione delle misure più appropriate per ridurre la vulnerabilità delle coste,
- l’aumento della resilienza delle aree costiere ai cambiamenti climatici e la protezione delle infrastrutture e degli ambienti costieri.

Il piano sarà finanziato per il periodo 2013- 2020, da un fondo nazionale alimentato con il 40% dei proventi derivanti dalle aste dei permessi di emissione e con un prelievo, determinato annualmente, su ogni litro di carburante consumato fino al raggiungimento di 2000 milioni di euro all’anno.

Alessandra Agrimoni
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