Gli interventi edilizi per eliminare le barriere architettoniche non sono assimilabili agli abusi edilizi se vengono realizzati in mancanza di permessi.

E' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione Penale (sez. III) con la sentenza n. 38360/2013, depositata in Cancelleria il 18 settembre scorso, rispetto alla decisione della Corte d'appello di Bari che aveva confermato la sentenza del Tribunale di Bari con la quale un imputato era stato condannato (ai sensi dell'art. 44, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001) per aver realizzato -senza il permesso di costruire- una rampa per diversamente abili sul lato sinistro del fabbricato di proprietà. Con la sentenza, il Tribunale aveva ordinato la demolizione di quanto costruito abusivamente.

La Cassazione ha ritenuto fondato uno dei motivi di ricorso presentato dall'imputato, in quanto la Corte d'appello non aveva preso in considerazione il fatto che le opere realizzate erano, anche se in parte, dirette all'eliminazione di barriere architettoniche e, dunque, non potevano essere fatte rientrare nel novero di quelle per le quali è necessario il permesso di costruire.

Tali opere, infatti, rientrano nell'attività edilizia libera, ai sensi dell'art. 6, comma 1, lettera b), del D.P.R. n. 380 del 2001, qualora "consistano in interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio".
In relazione al caso di specie trovava invece applicazione l'art. 22 dello stesso D.P.R., a norma del quale sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività (Dia) gli interventi non riconducibili all'elenco di cui all'articolo 10; al quale si sovrappone oggi l'art. 19 della Legge n. 241 del 1990, come modificato dal d.l. n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122 del 2010, il quale consente che, per le opere soggette a d.i.a ordinaria, si proceda, in via semplificata, con la Scia (segnalazione certificata di inizio attività).

La Suprema corte ha però chiarito che, in base ad una corretta definizione di "barriere architettoniche", va sempre ricordato che le opere funzionali all’eliminazione delle barriere architettoniche "sono solo quelle tecnicamente necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e non quelle dirette alla migliore fruibilità dell’edificio e alla maggior comodità dei residenti".

Alessandra Agrimoni

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