Durante la Consultazione del 9 aprile 2013, convocata dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP), il Consiglio Nazionale degli Architetti (CNAPPC) ha fornito il proprio contributo con particolare riferimento ai servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria.

Bandi di gara ai sensi del Codice dei contratti pubbliciIl mutato quadro normativo, a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento di attuazione del Codice e delle novità introdotte in materia di requisiti di partecipazione alle gare e di tariffe professionali, ha indotto l’Autorità (AVCP) a promuovere l’aggiornamento delle linee guida per l’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria nell’ambito della predisposizione dei bandi-tipo per l’affidamento dei contratti pubblici di servizi e forniture.

L’opportunità offerta dall’AVCP cade in un momento in cui la crisi economica, unitamente ad un insieme di norme che produce una notevole chiusura del mercato, sta mettendo a dura prova le attività dei liberi professionisti dell’area tecnica.

Il CNAPPC ha colto dunque l’occasione per evidenziare le criticità sulle gare per l’affidamento di servizi tecnici ed i concorsi di idee e di progettazione, auspicando un’azione incisiva dell’AVCP che limiti "le libere interpretazioni" di tantissime stazioni appaltanti sulle norme vigenti in tale materia.

Il CNAPPC auspica che i nuovi documenti dell’AVCP forniscano, in particolare, univoche indicazioni per gli adempimenti prescritti da disposizioni di legge e regolamentari vigenti per i requisiti di partecipazione (di ordine generale e speciali). Sono di particolare interesse, per i liberi professionisti che operano nel settore dei servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria, i limiti introdotti nel Codice dei Contratti sui requisiti di capacità economica e finanziaria dall’art. 1, comma 2-bis, lett. b), del D.L. 6 luglio 2012, n. 9 5 (nel testo integrato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135), secondo cui sono illegittimi i criteri che fissano, senza congrua motivazione, limiti di accesso connessi al fatturato aziendale.

Di conseguenza, la clausola del bando che introduce il fatturato aziendale/globale come requisito di partecipazione deve essere motivata nella delibera/determina a contrarre, in relazione, ad esempio, alla entità, alla complessità oppure alla specificità dell’appalto, rispettando il principio di proporzionalità. Niente più automatismi dunque nell’applicazione dell’art. 263, comma 1, lett. a), del DPR 207/2010, per cui risultava obbligatorio, tra i requisiti speciali richiesti ai liberi professionisti, il fatturato globale per servizi espletati negli ultimi cinque esercizi antecedenti la pubblicazione del bando, per un importo
variabile tra 2 e 4 volte l'importo a base d'asta; occorrerà indicare rigorosamente in quali casi e a quali condizioni sarà consentito l’inserimento nei bandi di gara di tale requisito, specificando le fattispecie di congrua motivazione, ex art. 41, comma 2, del d.lgs. n. 163 del 2006, che ne giustifichino la richiesta.

I bandi tipo specifici e le linee guida riviste ed aggiornate, al fine di favorire l'accesso ai piccoli studi professionali, dovranno indicare operativamente come applicare la disposizione che prescrive alle stazioni appaltanti di valutare prioritariamente la suddivisione degli appalti in lotti funzionali.
I criteri di partecipazione alle gare dovranno, dunque, essere fissati in modo da non escludere i piccoli studi professionali (art. 2, comma 1bis del Codice dei contratti).

Un altro tema di particolare interesse è quello riguardante le modalità di partecipazione alle gare per l’affidamento di servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria.
In particolare, occorre chiarire:
a). cosa vada specificato negli atti di gara, in applicazione dell’art. 261, comma 7, secondo il quale, in caso di raggruppamenti temporanei, i requisiti finanziari e tecnici di cui all’art. 263, comma 1, lettere a), b) e d), del Regolamento devono essere posseduti cumulativamente dal raggruppamento;
b). come l’innovazione introdotta, dalla cd. “spending review”, all’art. 37, comma 13, del Codice incida sulla norma regolamentare, secondo la quale, ai fini del computo complessivo dei requisiti del raggruppamento, (....) la mandataria deve possedere una percentuale minima degli stessi requisiti, la quale, comunque, non può essere fissata in misura superiore al
sessanta per cento; la restante percentuale deve essere posseduta cumulativamente dal o dai mandanti, senza che sussista la possibilità di richiedere agli stessi percentuali minime di possesso dei requisiti. La mandataria, in ogni caso, deve possedere i requisiti in misura maggioritaria percentuale superiore rispetto a ciascuna dei mandanti.
Tale disposizione, ad avviso del CNAPPC, non trova più copertura all’interno del Codice dei contratti, ma è trascritta nel regolamento di attuazione, alimentando dubbi ed incertezze;
c). Rivedere l’affermazione, contenuta nella determinazione n. 4/2012, secondo cui la disposizione relativa al possesso dei requisiti in misura maggioritaria in capo alla mandataria si applica nel caso di raggruppamento di tipo orizzontale o misto (per la sub associazione orizzontale). Nel caso di raggruppamento verticale puro, invece, ogni concorrente deve avere i requisiti per la parte della prestazione che intende eseguire.
Ciò non appare compatibile con le modifiche apportate al comma 13 dell’art. 37 del Codice dall’art. 1, comma 2-bis, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95, nel testo integrato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135.

Merita ancora qualche considerazione il requisito ex art. 263 del Regolamento, il quale, stabilendo i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi per la partecipazione alle gare di servizi di architettura e ingegneria, impedisce di fatto l’accesso al mercato ai giovani e comunque ai professionisti che operano come persona fisica e non siano quindi inseriti in "società di professionisti", "società di ingegneria" o "consorzi stabili".

Tale dispositivo, come è noto, subordina l’accesso alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria non solo al fatturato che il concorrente deve dimostrare di avere maturato negli ultimi 5 anni (da 2 a 4 volte l’importo del servizio oggetto della gara), ma anche al personale tecnico utilizzato (numero dipendenti o consulenti stabili) di cui il concorrente deve dimostrare di avere fruito negli ultimi tre anni (da 2 a 3 volte il numero stimato nel bando). Tale chiusura, assume oggi dimensioni davvero allarmanti nel momento in cui la crisi economica negli ultimi anni ha di fatto impedito alla stragrande maggioranza di professionisti di conseguire o di conservare il possesso di tali requisiti, con il rischio che il mercato sia sempre più riservato ad un numero molto limitato di soggetti erogatori di servizi di architettura e ingegneria.

In tal senso, per comprendere la gravità della situazione, basta fare riferimento ai dati censiti dall’Agenzia delle Entrate nell’anno 2011, dai quali risulta che su 55.645 contribuenti esaminati, solo 141 hanno fruito di un numero di collaboratori (addetti) compreso tra 5 e 10, per una percentuale pari allo 0,3%. Ciò significa che in una gara, per la quale la stazione appaltante abbia fissato un numero di unità stimate tra 5 e 10 (lavori di importo medio-basso), si registra di fatto una chiusura al mercato mediamente pari al 99,7%.

Si ritiene che tale disposizione, per gli effetti che determina, contrasti con il diritto comunitario e con i nuovi principi introdotti nel Codice dei Contratti con il comma 1 bis dell’art. 2, in quanto impedisce, nel concreto, la partecipazione alle gare dei professionisti, quali persone fisiche (si torna a ribadire che tale categoria costituisce il 90% degli operatori del settore).
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