Balla pittura Balla scultura

Nel 1978 si apriva a Modena la galleria Fonte d'Abisso, affacciata sulla via da cui prende il nome. Guidata da tre giovanissimi appassionati di Futurismo, in anni in cui la nostra avanguardia, oggi celebrata in tutto il mondo, non godeva di grande fortuna né critica né di mercato, la galleria ne divenne sin dall'inizio uno dei luoghi dì elezione, non solo sul fronte mercantile ma anche e soprattutto su quello culturale.

Furono infatti chiamati da subito a collaborare i migliori studiosi di futurismo, dal rimpianto Maurizio Fagiolo dell'Arco a Giovanni Lista, da Mario Verdone a Enrico Crispolti.

E già quattro anni dopo l'inaugurazione, nel 1982, usciva per le edizioni Fonte d'Abisso il grande catalogo delle opere di Giacomo Balla, realizzato da Danna Battaglia (una dei tre giovani fondatori, da tempo unica proprietaria e direttrice della galleria) in stretta collaborazione con Luce ed Elica, le figlie di Balla, e con la supervisione di Giovanni Lista, a cui si deve anche il testo introduttivo.

Da allora l'opera di Balla sarebbe stata al centro dell'attività della galleria, che tuttavia non avrebbe mai smesso di occuparsi di tutti gli altri futuristi: nelle sue sale sono infatti passate opere memorabili di Boccioni e Carrà, Severini e Russolo, Depero e Prampolini, di  Sant'Elia, Chiattone e Virgilio Marchi per l'architettura e di tutto il drappello di quegli artisti che, muovendosi sulla scia dei “padri” e maestri citati, seppero intessere la trama ricchissima del movimento futurista nelle arti visive.

Per celebrare il trentennale della galleria Danna Battaglia Olgiati ha perciò scelto ancora una volta Balla e ha dato vita a una mostra inedita, che aprirà il 16 ottobre a Milano, in via del Carmine 7, in cui attraverso una quarantina di opere vengono messe a confronto due sue "anime", di pittore e di scultore.
Perché se è vero che il grande teorico della scultura futurista fu Boccioni, autore di opere che si pongono fra i più alti raggiungimenti dell'arte del secolo passato, non è meno vero che a Balla si devono alcune sculture di altrettanta forza e valore, come Il Pugno di Boccioni, un'opera di tale forza e intensità da indurre F.T. Marinetti a sceglierlo da allora in poi come logo del movimento stesso.

La mostra espone le Linee forza del pugno di Boccioni (1915-1956) nella versione in metallo, una scultura proveniente da Casa Balla, dalla vastissima bibliografia e storia espositiva.

Già prima di allora però, nel 1913-14, Balla aveva realizzato tre aeree sculture di filo metallico sul tema delle Linee di velocità e dei Vortici, oggetto esclusivo a quel tempo della sua ricerca dopo il ciclo magnifico delle Velocità d'automobile e di motocicletta, di cui le Linee di velocità rappresentano la logica evoluzione: con esse infatti Balla si impegnava a sondare gli effetti dell'irruzione della velocità negli orizzonti antichi del paesaggio, che ne risultava così radicalmente trasformato, quasi stravolto, attraversato com'era dalle traiettorie, dai vortici e dai risucchi creati dal passaggio del mezzo meccanico.


Di quelle tre opere restano i progetti esecutivi ad acquarello e tre maquette di misura ridotta, realizzate da Balla con l'aiuto di un fabbro amico, Armando Ricci, lo stesso che nel 1968, con il ferreo controllo delle "signorine Balla", ne avrebbe realizzato una piccola tiratura di nove esemplari su richiesta della storica galleria romana dell'Obelisco, diretta da Gasparo del Corso e Irene Brin.

Tre di esse sono ora esposte in mostra, insieme ai cinque esemplari di un'analoga tiratura, di formato inferiore, sempre eseguita da Armando Ricci per la galleria L'Obelisco, tratta dai disegni preparatori e dai modellini d'epoca delle sculture di ballerini eseguiti da Balla nel 1921 per il Bal Tik Tak, il locale notturno romano di cui progettò l'intera decorazione, oltre a queste dinamiche, elastiche figurette di danzatrici e danzatori intenti a eseguire i passi allora più alla moda. A corredo di entrambi questi nuclei di sculture sono esposti importanti dipinti e disegni sul tema delle Linee di velocità e dei Vortici e sulle Ballerine per il Bal Tik Tak.

In questa panoramica sulla scultura nell'opera di Balla non potevano mancare i Fiori futuristi, creati dopo aver firmato con Depero il manifesto Ricostruzione futurista del'universo (1915): un'inedita flora futurista fatta di cartoni e lamelle di legno ritagliate in forme geometriche, pensata per contribuire a ricostruire l'orizzonte dell'uomo moderno "rallegrandolo", come si legge in quelle pagine. Uno di essi figura in una celebre fotografia dello Studiolo rosso di casa Balla a Roma.  Con essi sono esposti due dipinti coevi che ne trascrivono pittoricamente le forme aguzze e dentellate, giocose e volutamente innaturalistiche.

La mostra espone poi una scelta di dipinti e disegni in cui appare con evidenza la costante riflessione sulla tridimensionalità da lui condotta anche in pittura: lo si avverte già al tempo della stagione divisionista, nei primissimi anni del Novecento, come accade nel Ritratto di Elisa del 1905, un'opera dalla ricchissima bibliografia e dall'altrettanto ampia storia espositiva, in cui il pastello segna vividamente il passaggio chiaroscurale tra le due metà del volto, conferendo al volto della compagna una volumetria marcata.

In seguito l'ingaggiarsi di Balla, anche in pittura, con la terza dimensione si sarebbe manifestato nella serie della Linee forza di paesaggio, avviata nella seconda metà degli anni Dieci. La mostra ne espone tre straordinari esempi, fra i quali si impone per importanza e qualità Forze di paesaggio estivo, grande dipinto da poco ritrovato ed esposto per la prima volta nella recente monografica di Balla a Palazzo Reale a Milano (febbraio-giugno 2008)

Comunicato a cura di Danna Battaglia Olgiati

Milano - Galleria Fonte d'Abisso
Via del Carmine,7 - 20121 Milano
Info: tel. 02 86464407 - fax 02 860313

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