Quando la Soprintendenza manifesta la propria contrarietà a un progetto adottando un provvedimento inibitorio (ai sensi dell'art. 150 del Codice dei beni culturali e del paesaggio) senza partecipare alla conferenza dei servizi, allora si configura un "anomalo dissenso qualificato come irrituale", ma non del tutto improduttivo di effetti.

E' quanto stabilito dalla Sentenza n.1144 (10 marzo 2014) del Consiglio di Stato (Sezione Sesta), a seguito di ricorso in appello contro il parere negativo espresso dalla Soprintendenza al Paesaggio nei confronti di un procedimento di autorizzazione unica.

La Sentenza, confermando la legittimità delle misure cautelative prese dagli Organi del MIBAC, ha ribadito che:
"(…) In ogni caso, nella controversia in esame, non appare neppure necessario, ai fini del decidere, far richiamo a tale lata accezione che deve riconnettersi al bene paesaggio in occasione della valutazione di progetti aventi grande impatto visivo.
Portata dirimente, infatti, assumono al proposito i contenuti delle Linee-guida nazionali (approvate con d.m. 10 settembre 2010) e regionali (approvate con delibera di Giunta della Regione Molise n. 621 del 4 agosto 2011) per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, peraltro pienamente conformi tra loro quanto alle prescrizioni sul punto dettate (cfr., in entrambi i testi, parte III, punto 14.9, lettera c) ). In base alle previsioni di dette linee-guida il soprintendente, chiamato a partecipare al procedimento funzionale all’adozione dell’autorizzazione unica, ha facoltà di esercitare i poteri previsti dall’art. 152 del Codice dei beni culturali e del paesaggio anche quando l’intervento ricada in aree contermini (da calcolarsi secondo specifiche modalità, qui pienamente rispettate) a quelle espressamente vincolate ex lege ai sensi dell’art. 142 del Codice .
Né infine appaiono condivisibili i rilievi del primo giudice in ordine alla illegittimità delle predette linee-guida nazionali e regionali (che pertanto, secondo il Tar, andrebbero disapplicate), in quanto adottate in carenza di una disposizione legislativa che autorizzi, a monte, l’esercizio da parte del soprintendente dei poteri di cui all’art. 152 cit. nei procedimenti che riguardino le aree contermini ai boschi.
In realtà, tale ultima disposizione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che reca nel titolo interventi soggetti a particolari autorizzazioni, attribuisce al soprintendente la possibilità di dettare prescrizioni di tutela idonee “ad assicurare la conservazione dei valori espressi dai beni protetti ai sensi del presente titolo”, con ciò rendendo palese il riferimento.
D’altra parte sarebbe illogico che tale sistema di ulteriore protezione (indiretta) dei beni paesaggistici assistesse unicamente quelli sottoposti a dichiarazione di notevole interesse pubblico (le cui categorie sono contemplate dall’art. 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio) e non invece i beni paesaggistici previsti dalla legge ( art. 142), in cui il valore paesaggistico compendiato nel vincolo ex lege che li assiste è una qualità correlata originariamente al bene, non suscettibile di una protezione giuridica di minore intensità.".

Alessandra Agrimoni

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?