Il contemporaneo, tra passato e futuro

Grandissimo interesse si è sviluppato intorno all'incontro avvenuto con l’architetto Chiara Rostagno, funzionario della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Lombardia.

In questo momento di estrema crisi per l'Italia è bene che si torni ad affrontare con serietà ciò che ha sempre daro opportunità di sviluppo al nostro paese: il paesaggio.

E proprio perchè la soprintendenza è l'organo che impone vincoli ambientali, incidendo notevolmente sulle nuove realizzazioni edilizie e architettoniche, nonchè nuove installazioni impiantistiche, l'ANCE Lecco ha promosso (venerdi 31 maggio scorso) il convegno dal titolo "Il paesaggio e il recupero del patrimonio architettonico diffuso".

Crisi economica e paesaggio

Un incontro voluto dall'associazione lecchese dei costruttori edili (Ance) perché, come ha ricordato il presidente Sergio Piazza in apertura, "in un momento di così grande difficoltà per il nostro settore, che coinvolge tutti gli attori della filiera, siano essi imprese o professionisti, conoscere e condividere i criteri che la sovrintendenza adotta nel valutare un progetto diventa essenziale per accelerare il più possibile l'iter ed evitare costose perdite di tempo".

Molto incisivo e diretto è stato, quindi, l'esordio dell'Arch. Chiara Rostagno: "La crisi che sta colpendo l'edilizia può essere l'occasione di ritornare all'essenza del costruire. Un edificio ben costruito costituisce un dato antropico nella costruzione del paesaggio. Non basta tutelare la valenza naturalistica del paesaggio. Dobbiamo tutelare la valenza antropica del paesaggio, quale elemento di qualificazione del paesaggio stesso".

I criteri

Il funzionario della Sovrintendenza della Lombardia ha poi voluto insistere nella individuazione di tre criteri particolari:

La tradizione
"La tradizione deve essere il fondamento dell’agire attuale, non la volontà di tornare al passato. Ciò significa conoscere il nostro passato, come nei secoli qui si è costruito, quali materiali sono stati utilizzati. Tale conoscenza non mira ad una ripetizione pedissequa di ciò che è stato, ma chiede al professionista di misurarsi con essa in ogni nuovo progetto che realizza, dimostrando anche di saper innovare".

I materiali
"L’amore per l’architettura ti porta a conoscere i materiali e a studiare come lavorarli, confrontandosi con chi li lavora. Un capannone non va nascosto: deve essere dipinto scegliendo tra i colori del luogo. E ciò significa conoscere il territorio".

Il luogo
"Il luogo è una componente essenziale di un progetto. Troppo spesso si rischia invece di separare ed isolare, progettando indipendentemente dai luoghi. Tende, cioè, a prevalere lo stilema del progettista rispetto al luogo. Occorre invece ricercare un rapporto osmotico con il paesaggio".

Il paesaggio

Il paesaggio rappresenta quindi un patrimonio collettivo da innestare. "Innestare è una tecnica difficilissima - ha detto Rostagno - ma è il compito a cui siamo chiamati. Per questo è necessario sospendere il passo per trovare un equilibrio tra l’interesse di chi costruisce e l’interesse collettivo".

Con questi importanti criteri è possibile, per l’arch. Chiara Rostagno, ottenere che l’architettura contemporanea si proponga quale forma di valorizzazione del paesaggio naturale e di quello antropizzato.
Compito del progettista, infatti, deve essere quello di "Valorizzare", cioè gestire le trasformazioni, per fare in modo che siano fruibili, avendo sempre presente gli occhi di quanti osserveranno la sua opera, salvaguardando i valori che il territorio esprime quali manifestazioni identitarie percepibili.

Arch. Lorenzo Margiotta

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