Il tema del recupero e riutilizzo delle cave di pietra dismesse è da molti anni oggetto di dibattito tra architetti, tecnici, pubblici amministratori e imprenditori alla ricerca di metodologie e proposte di intervento per risolvere gli effetti talvolta traumatici prodotti sul territorio e sul paesaggio dalla presenza di cave di pietra attive o abbandonate dopo la cessazione della attività estrattiva.

Architettura di CavaMa tale problematica, come si legge sul sito del Marmomacc di Verona, si pone anche in modo preventivo nel caso dall’apertura di nuovi impianti estrattivi.
Veronafiere l’ha affrontata inserendola a più riprese nelle attività culturali di Marmomacc.
A dieci anni di distanza dall’evento più significativo (una mostra e un convegno particolarmente approfonditi nella 35ª Marmomacc del 2000), Veronafiere riapre il dibattito sull’argomento allargando l’orizzonte alle esperienze nel frattempo compiute a livello internazionale e alle nuove chiavi interpretative offerte dalla cultura, dalla tecnica e dalla produzione.

Sulla questione infatti si sono moltiplicati studi e ricerche nelle università e nel mondo professionale, i quali hanno prodotto nuove e diverse interpretazioni del paesaggio e del suo significato. Una serie di progetti esemplari a opera di architetti e paesaggisti ha inoltre messo in evidenza possibilità alternative di affrontare il problema rispetto alla prassi ordinaria di intervento. Infatti la metodologia più consueta e convenzionale di recupero del paesaggio di cava è fondata, laddove sia possibile, sul concetto di “ripristino morfologico” del terreno, o sulla “mimetizzazione” delle lacerazioni orografiche attraverso l’uso di tecniche specifiche (scalinature, piantumazioni arboree, camouflage con pigmenti, ecc.), nei casi in cui la ricomposizione non sia praticabile. Nuovi indirizzi, peraltro ancora allo stato propositivo, sono orientati a inserire l’attività estrattiva di superficie in un processo progettuale globale di trasformazione del paesaggio, una progettazione consapevole della cava dall’inizio alla conclusione della coltivazione. Una concezione che intreccia ecologia e estetica e che, accanto a geologi e tecnici minerari, mette in campo figure professionali come architetti, paesaggisti, esperti botanici, artisti, ecc., normalmente non coinvolte in questo tipo di intervento.

Un modo alternativo di affrontare il recupero dei siti di estrazione dismessi è di "lavorare sulla ferita", ossia utilizzare la morfologia del territorio alterata dalla escavazione per creare fantastici spazi architettonici o inediti paesaggi arricchiti di nuovi segni e significati. In molti casi questi recuperi "creativi", dovuti all'intervento progettuale di architetti paesaggisti ed artisti, sono orientati alla creazione di luoghi particolarmente significativi anche sotto il profilo dell'uso pubblico come ad esempio parchi-museo, luoghi di spettacolo ecc. e sono inseriti in circuiti e percorsi turistici e didattici. E' principalmente in questo filone di ricerca che si incentra la mostra di Marmomacc. Lo scopo dell’iniziativa è da un lato indagare e mettere a confronto tendenze e orientamenti diversi, che spaziano dallo sviluppo delle potenzialità "architettoniche" delle cave a interventi di land-art, dall'altro offrire esempi significativi di recupero "alternativo" come stimolo per una nuova progettualità del territorio.

La Mostra

La rassegna, a cura di Vincenzo Pavan, approfondisce e sviluppa una ricognizione avviata dieci anni fa da Marmomacc su esperienze di recupero creativo delle cave di materiali litici realizzate negli ultimi vent’anni in differenti paesi europei tra cui Spagna, Francia, Italia, Grecia, Scandinavia, Inghilterra.
Si tratta di interventi ad opera di architetti, paesaggisti e artisti di notorietà internazionale su impianti estrattivi dismessi. Progetti esemplari e puntuali che rappresentano uno stimolante e positivo approccio in termini di cultura, tecniche e linguaggi, al più generale problema del recupero di vaste aree estrattive.
Gli interventi più interessanti, rappresentativi di metodi e tipologie diversi, dalle cave in galleria a quelle in cielo aperto, saranno esposti in una mostra allestita in Veronafiere durante la 45ª Marmomacc nello spazio “Forum del Marmo” del padiglione 7/B dal 29 settembre al 2 ottobre 2010.

Ogni esempio scelto sarà illustrato da rilievi, fotografie e modelli della cava dalla fase attiva alla dismissione, e infine all’intervento di recupero architettonico e paesaggistico.
I pannelli di foto e disegni saranno affiancati dalla proiezione di video.
I contenuti della mostra saranno raccolti in un catalogo bilingue (italiano-inglese) che documenterà le opere illustrate e sarà integrato da testi esplicativi, saggi di studiosi e storici dell’architettura e del paesaggio, e costituirà un importante documento di divulgazione sul recupero delle cave.
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