L'11 febbraio scorso sono stati eletti ufficialmente gli architetti componenti del nuovo Consiglio Nazionale CNAPPC.
La novità di questo cambio quinquennale dei nuovi eletti sarà il dover tener presente la predisposizione, a fine mandato, del secondo "Bilancio sociale del CNAPPC".
Questa è (o sarà) l'eredità dell'ex presidente Leopoldo Freyrie che ha introdotto come pratica annuale nel Regolamento interno, a partire dal 2016, la redazione di un Bilancio dell'operato svolto per ricapitolare l’attività di un quinquennio.

Non deve però essere "un lasciare ai posteri l'ardua sentenza", quindi è possibile esprimere alcune amare considerazioni.

Lo stesso Freyrie, nella sua introduzione, ha ricordato che gli oltre 150 mila architetti italiani (negli ultimi cinque anni) hanno "lavorato in un contesto difficilissimo, risultato della crisi, che ha falcidiato in edilizia il 50% del PIL e 800 mila posti di lavoro", soffrendo il dramma del crollo dei fatturati o della disoccupazione.

Leopoldo Freyrie è convinto di aver cercato in 5 anni, ovviamente insieme ai 15 Consiglieri Nazionali, "di mitigarne gli effetti della crisi e di creare il contesto per un futuro migliore chiedendo e, a volte, ottenendo semplificazioni, aperture dei mercati, meritocrazia, investimento sulla qualità del progetto".
Ma ciò non è stato, per niente.

Nel primo 'Bilancio sociale', infatti, viene ricordato che al CNAPPC "viene affidata, mediante gli Ordini, la tutela del titolo e dell’esercizio della professione. Tale tutela si realizza, in particolare, mediante la tenuta dell’albo cui ogni professionista deve necessariamente iscriversi se vuole esercitare la libera professione."

E invece, già dal 2011, il CNAPPC ha accettato pedissequamente una pessima Riforma delle Professioni dichiarata dallo stesso sì "imperfetta" ma " sostanzialmente positiva".
E non è così, perché non ha rivelato alcuna miglioria, anzi. Cosa fanno allora, di veramente utile, i 105 elefantiaci Ordini Provinciali e lo stesso miope Consiglio Nazionale?
Oggi gli architetti continuano ad avere redditi bassissimi come non mai, devono combattere contro una deprecabile concorrenza mai comfutata dal Consiglio Nazionale, non hanno alcuna certezza sull'esito positivo dei pagamenti loro spettanti, continuano a non veder difese le proprie competenze professionali.

Mara Zenoli

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