Gli Archistar giapponesi non ci stanno e scendono in campo contro il progetto da 1 miliardo di euro del mega stadio da 80.000 posti per le Olimpiadi di Tokyo 2020, firmato da Zaha Hadid, l'autrice del Maxxi di Roma.

E' Fumihiko Maki, decano di 85 anni e una carriera con tanto di prestigioso premio Pritzker nel 1993 (cosiddetto Nobel dell'Architettura), a bocciare un piano destinato a "stravolgere l'assetto urbanistico" nel cuore della capitale, in un'area dal particolare valore artistico-architettonico.

In un'iniziativa che ha coinvolto altri grandi nomi, tra cui Sou Fujimoto, Toyo Ito (premio Pritzker 2013), Kengo Kuma e Taro Igarashi (nel 2008 e' andato alla Biennale di Venezia), Maki ha voluto un simposio (dal tema "Ripensare il nuovo Stadio olimpico nazionale nel contesto storico di Gaien") per spiegare i motivi contrari a una struttura di 290.000 metri quadrati, "troppo grande e troppo artificiale" nel contesto circostante, ma senza una lotta all'architetto iracheno con passaporto britannico.

"Paragonando volume, altezza e superficie lorda di altri stadi olimpici, quello di Tokyo è enorme: i 75 metri massimi di altezza distruggono ambiente e assetto urbanistico", ha detto Maki, menzionando il panorama dell'area polisportiva e del Kaigakan (la Meiji Memorial Picture Gallery), che si raggiunge attraverso il viale di alberi di ginkgo, il recinto esterno del santuario shintoista Meiji, dedicato all'imperatore che getto' le basi della modernizzazione del Giappone e l'apertura verso l'Occidente dopo l'isolamento dei secoli dello Shogunato.

Luoghi familiari considerati tra i punti più panoramici nel centro di Tokyo. Il vecchio stadio Nazionale, da demolire e sostituire, si trova dietro il Kaigakan quando si guarda dalla strada alberata.

"Il governo si illude di poter spendere i soldi a piacimento, ma dovrebbe mettere a conoscenza quante più persone possibili del problema: dobbiamo cogliere l'opportunità e avviare un ciclo attivo di dibattiti. Se ciò accadrà, le Olimpiadi - ha rilevato Maki - diventeranno ancora più significative".
Il concorso per il nuovo stadio è stato vinto nel 2012 da Zaha Hadid, grazie a un progetto avveniristico (tetto apribile e design a effetto come fosse una navicella spaziale), prima che Tokyo battesse Istanbul e Madrid per ospitare i Giochi 2020. Una scelta che creò già malumori nella Associazione degli architetti nipponici.

Fonte: Ansa

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