Il Padiglione Italia

L’architetto Siegfried Zhiqiang Wu e l'arch. Stefano Boeri, sin dall'inizio dell'anno, avevano lanciato un appello al Bureau International des Expositions con l'intento di salvare i Padiglioni delle Esposizioni Universali dopo l’evento.

Unendosi all'arch. Wu Zhiqiang, capo progettista del World Expo di Shanghai 2010, Stefano Boeri intendeva sollecitare l'opinione pubblica e principalmente i responsabili delle due Esposizioni Internazionali (Milano e Shanghai) a prendere coscienza che il famoso concetto della "sostenibilità" non poteva essere disatteso proprio dalle Expo mondiali.

Il regolamento delle Esposizioni prescrive che alla fine dei sei mesi di apertura i padiglioni debbano essere smantellati per non condizionare il futuro dei siti, ma i due famosi architetti hanno così esplicitato il loro appello: "ci sembra davvero paradossale che Expo rischi di diventare un evento che lascia in eredità, nelle città in cui è ospitato, una situazione di abbandono e rovine. Un’eredità letteralmente insostenibile".

Non sembra, però, che simili argomentazioni abbiano suscitato una inversione di rotta.
Ecco quindi che l'arch. Siegfried Zhiqiang Wu, tornato qualche giorno fa a Milano da Boeri, ha ripreso a sollecitare che l'abbattimento obbligatorio dei padiglioni vada rivisto, forte anche della sua vasta esperienza svolta come pianificatore principale del Qingdao International Horticultural Exposition 2014, un vero parco-expo nella provincia di Shandong della Cina orientale.

Da aprile a ottobre 2014, l'Horticultural Exposition ha attirato milioni di visitatori sul tema "Dalla terra, per la Terra" con splendide opere d'arte-orticole, recenti tecnologie di giardinaggio, ambientazioni ecologiche, ampia mostra di varietà di piante rare.
Ma allo stesso tempo, Zhiqiang Wu è riuscito ad illustrare anche nuove sfide e nuovi test per una funzionalità completa delle città.

E anche nei giorni passati, l’archistar cinese riprende a sollecitare Milano perché possa "dare un seguito a questa Expo per progettare il suo futuro come città. Pensando a come vuole essere non tra due anni ma nel 2030. Le parole chiave ci sono già: bambini, innovazione, ecologia".

E ancora: "...che i Padiglioni restino non solo in piedi ma vivi. Magari con dei veri e propri festival dell’innovazione da tenersi con frequenza".
"La Milano del futuro ha bisogno soprattutto di essere internazionale. L’Expo lo è di suo, ma il punto è che lo sia anche il dopo".

In pratica - è il concetto condiviso di Boeri e di Wu Zhiqiang - i Padiglioni dovranno restare non solo come architetture ma come luoghi in cui i Paesi continuino a promuovere attività ed ecosostenibilità.

Arch. Lorenzo Margiotta

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