Respinto, dalla Cassazione, il ricorso con il quale l'architetto Santiago Calatrava - una delle 'archistar' più famose - ha cercato di sottrarsi al processo per danni contabili in corso davanti alla Corte dei Conti del Veneto che gli ha chiesto quasi quattro milioni di euro di risarcimento per la lievitazione dei costi del 'Quarto ponte' sul Canal Grande, a Venezia, del quale ha firmato il discusso progetto. Ad avviso della Suprema Corte, infatti, Calatrava era anche il direttore dei lavori.

La Cassazione ha evidenziato che, con il provvedimento dirigenziale del 16 maggio 2003, i compiti affidati a Calatrava furono implementati con il "controllo di eventuali integrazioni e modificazioni di dettaglio proposte dall'appaltatore, quello architettonico degli elaborati costruttivi di officina, i sopralluoghi in cantiere finalizzati a verificare la corretta interpretazione del progetto".

La cassazione ha sottolineato, infatti, che nel maggio del 2003 veniva affidato all'architetto un incarico supplementare per conferirgli pure il compito di "analisi e verifica delle proposte tecniche e richieste di chiarimento da parte del costruttore relative alle strutture in acciaio e non, di supervisione e approvazione dei disegni di fabbrica, di suggerimenti e raccomandazioni in favore della direzione dei lavori".

Gli avvocati di Calatrava sostennevano che all'architetto fosse affidata solo la "consulenza artistica e che, in ogni caso, giammai né aveva avuto la gestione diretta di denaro pubblico, né aveva potuto concretamente influire sulla stessa". Tesi non accettata dalla Cassazione.

Il procuratore della Corte dei Conti del Veneto, quindi, continua a contestare a Calatrava che la realizzazione del Quarto Ponte sul Canal Grande "ha comportato un oggettivo e sconsiderato aumento di costi rispetto agli oneri preventivati, ma in aggiunta comporterà per il futuro un costante e spropositato esborso economico da parte dell'amministrazione in quanto l'opera è affetta da una patologia cronica, caratterizzata dalla necessità di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso ad interventi non riconducibili, in alcun modo, ad interventi di ordinaria manutenzione".

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