Archeoradar monitoraggio non invasivo del sottosuoloMartedì 11 febbraio, negli spazi della ex chiesa di Santa Marta a Piazza del Collegio Romano in Roma, è avvenuta la presentazione ufficiale di ARCHEORADAR, sistema specializzato nelle ricerche del sottosuolo.

Il progetto, co-finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e dal Ministero dell’Istruzione e della ricerca Scientifica, nell’ambito dei Piani di potenziamento delle reti di ricerca scientifica e tecnologica per i Beni Culturali – Cluster 29 (fondi messi a disposizione dalla legge 488/92) è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Pisa e con IDS-Ingegneria dei Sistemi Spa, sotto il coordinamento scientifico della Soprintendenza Archeologica del Molise che ne ha sperimentato l’applicazione in alcuni siti archeologici.

Nelle zone di Larino, Sepino e Venafro, è stato possibile verificare con precisione luoghi e tipologie delle aree archeologiche, successivamente messe in luce dall’intervento di scavo.

Archeoradar utilizza tecnologie d’avanguardia per monitorare il sottosuolo in maniera non invasiva con un geo radar (G.P.R. Ground Probing Radar) composto da antenne ad array, antenne che rilevano contemporaneamente a frequenze diverse inviando nel terreno impulsi elettromagnetici in grado di identificare fondazioni e discontinuità e di restituirli in risoluzione tridimensionale.

Uno strumento di esplorazione continua per individuare il patrimonio archeologico, per approfondire la conoscenza di situazioni già note e controllarle periodicamente ma che può essere applicato in tutte le ricerche ambientali come nei casi di terremoto o di calamità naturali.
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