Il Presidente dell'ANAC, Raffaele Cantone, ha comunicato che l'Autorità ha svolto un'indagine sulla corretta applicazione delle regole riguardanti l’individuazione dell’importo stimato dell’appalto in relazione alle soglie comunitarie.

Nel corso degli anni l’Autorità Anticorruzione ha avuto modo di riscontrare, soprattutto con riferimento agli appalti di servizi e forniture, una sistematica disapplicazione da parte delle stazioni appaltanti del dettato normativo (art. 29 del Codice dei contratti pubblici) e ciò sia in relazione alla corretta individuazione dell’importo stimato dell’appalto, sia al conseguente legittimo ricorso ad affidamenti in economia (art. 125 dello stesso codice).

Sulla base di tali presupposti normativi ed al fine di rilevare l’attuale entità del fenomeno “distorsivo” (1 gennaio 2010 - 10 marzo 2015), l’Autorità ha svolto un’indagine sistematica incentrata sui Comuni capoluogo di provincia, sia in virtù dell’importanza che quest’ultimi rivestono sul territorio nazionale, sia in considerazione del fatto che per alcuni di essi, segnatamente i Comuni capoluogo di Regione, precedenti analisi avevano già mostrato l’eccessivo ricorso all’utilizzo delle procedure negoziate, divenute di fatto procedure ordinarie anziché di carattere eccezionale come previsto dal Codice.

L’indagine ha portato, in conclusione, all’individuazione di un numero complessivo di n. 90 Comuni (su un totale di 116 attualmente presenti sul territorio nazionale) interessati da anomali fenomeni di ripetizione contrattuale, ed indici di potenziale violazione del richiamato comma 10 dell’art. 29 del Codice.

Sulla base di un’ulteriore estrapolazione, è, altresì, emerso che n. 10 Comuni (esclusi quelli già interessati da indagini dell’Autorità attualmente in corso) hanno proceduto erroneamente ad affidamenti diretti o in economia, reiterati nel corso del medesimo anno o di più anni consecutivi, per importi complessivi superiori al milione di euro, ossia pari ad oltre 5 volte la soglia consentita per legge.

In conclusione, l’analisi ha evidenziato, non solo la sistematica disapplicazione delle modalità di calcolo del valore presunto dell’appalto previste dall’art. 29 del Codice, ma anche il conseguente utilizzo di procedure di scelta del contraente (affidamenti in economia; affidamenti diretti) che, qualora si fosse rispettato quanto disposto dal citato art. 29, non sarebbero state consentite.

L’Autorità Anticorruzione si è riservata, altresì, un approfondimento istruttorio con riferimento ai Comuni che hanno mostrato uno scostamento significativo della soglia consentita.

Fonte: A.N.AC.

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