Tutti i Comuni non capoluogo devono applicare, già dal 1° novembre, la norma restrittiva che impone di aggregare le gare, attraverso consorzi e unioni di comuni (oppure sottoponendosi a uffici provinciali o a un soggetto aggregatore).

Da novembre 2015, infatti, è scattata la norma prevista dalla "spending review" inaugurata dal Governo Monti nel 2012: per risparmiare - si dice - le gare pubbliche vanno aggregate.

Non sappiamo se veramente ci potranno essere risparmi economici, ma siamo sicuri che le lungaggini amministrative aumenteranno ampiamente, visto che finora la centralizzazione degli appalti è ancora lontana.
Molte amministrazioni comunali non sanno ancora a chi aggregarsi per bandire le loro gare, e soltanto qualche Regione si è mossa per tempo.
Si tratta quindi di una vera situazione di 'stallo', specialmente per i Comuni più piccoli.

La normativa in vigore, infatti, impone agli Enti comunali al di sotto dei 10mila abitanti di non bandire gare in autonomia, neppure sotto la soglia di 40mila euro. Si è in attesa che dal prossimo gennaio, e grazie alla legge di Stabilità se tutto va bene, questa norma venga disapplicata.

Fortunatamente, di tale situazione se ne accorta anche l’ANAC di Raffaele Cantone, che sta sollecitando il Governo per una urgente soluzione.

Arch. Maria Luisa Gottari

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